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" San Mamante di campagna nella parrocchia di Vedelago"

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La chiesa di S. mama origini e storia

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S. Mamante, La vita

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Nuove foto del restauro pavimento 2006

La chiesa di S. Mama origini e storia 

-         Prima citazione della cappella di S Mamante di Vedelago 2 marzo 1231 (nella Bolla Papale  “Religiosam Vitam” di Gregorio IX°), assegnata alla giurisdizione del monastero di Nervesa.

-         Con la decadenza del monastero di Nevesa e la relativa fine nel 1521(bolla di Papa Leone X°), anche le dipendenze e le chiesette campestri andarono in rovina tanto che non si ha notizia di S. Mama nel secolo XV° e XVI°.

-         Nella relazione pastorale del 1597 il Vescovo Luigi Molin dichiara “non esistere oratori” nella parrocchia di Vedelago. Nella visita pastorale del 1623 il Vescovo Francesco Giustiniani precisa: “Nella cura non ci sono chiese campestri, né oratori nè aliud”

-         Dopo la peste conclusa nel 1631 rifiorisce la devozione al Santo e  nella primavera del 1641 la chiesetta è edificata su un fondo comperato “per voto dai fedeli” (visite pastorali antiche 13/5/1753).

-         Viene intitolata oltre che a S. Mamante anche alla SS. Trinità.

-         A quest’epoca risale il dipinto di Domenico Santoro raffigurante SS.Trinità, la Beata Vergine, S.  Mamante ed i SS. Sebastiano e Rocco.

-         Dal 1725 (I° visita pastorale del vescovo Augusto Zacco) si segnala la presenza di un "ospizio" collegato alla chiesa campestre ed abitato da frati di ordine francescano. La presenza di eremiti a S. Mama continua per tutto il 700.

-         Con l'arrivo di Napoleone la chiesetta viene confiscata ai Francescani nel 1797, spogliata di ogni "argenteria superflua", e restituita agli austriaci nel 1827.

-         Nel 1817 in occasione del scampato pericolo del tifo, vengono acquistate due campanelle e viene ristrutturata.

-         Importante  e radicale restauro nel 1861 con acquisto dell'altare in marmo e arrivo della reliquia di carne e ceneri del santo con Bolla del 1866  del Card. Giuseppe Luigi Trevisanato

-         Nel 1868 il demanio requisisce e vende gli immobili di pertinenza agli edifici di culto di Vedelago, in particolare la casa del custode di S. Mama oltre alla canonica della chiesa parrocchiale. Dopo un lungo contenzioso vengono restituiti nel 1879

-         Nel 1884 la chiesetta di S. Mama viene utilizzata con il permesso del vescovo per ospitare i malati di colera. Nel tempo sarà utilizzata più volte come ospizio in caso di pestilenze

-         Nel 1911 dopo opposizione del parroco e del "frazionisti " di S. Mama la chiesetta non viene più utilizzata come Lazzaretto e il comune si costruisce un locale adeguato a questo uso.

-         Fino al 1930 la chiesetta viene conservata con cura e devozione ma poi subentra lentamente in un progressivo degrado conseguenza delle ristrettezze economiche del tempo.

-         Nel 1954 la casa adiacente  alla chiesa da segni di cedimenti strutturale e così nel 1966 si vende l’immobile e i terreni a sud della chiesetta.  Nel 1967 si pensa di vendere anche i terreni a nord della chiesetta per restaurarla. C’è chi pensa di abbatterla per fare un capitello.

-         Il 28 dicembre 1968, i Capi-famiglia (l’antica Vicinìa) decidono di restaurare l’Oratorio senza ulteriori vendite di terreno. Il 17 agosto 1968 la chiesetta è riaperta al culto

-         In un crescendo di cure e attenzioni fino al 1974 l’oratorio si arreda all’interno, di banchi, di arredo per il presbiterio, di statue della Madonna e di S. Valentino tovaglie calici ecc.. Nel 1983 il coro viene rifatto ex novo su un progetto globale che sarà punto di riferimento anche per gli interventi successivi. Con i proventi della festa patronale si continuano le migliorie.

-          Restauro della tela cinquecentesca “L’adorazione dei Magi” e relativa preziosa cornice. Nel 1986 recuperata la parte superstite dell’eremo a sud del coro. Nel 1989 restaurato il campanile. Nel 1993 rifacimento del tetto della navata.

-         Nel 1995 viene intronizzata la statua del Santo con una processione solenne dalla chiesa parrocchiale.

-         Nell’agosto del 2003 completato ed edito il Libro “Santa Mama di Vedelago ed il culto del Grande Martire” di Lorenzo Morao

Tratto da : “Santa Mama di Vedelago ed il culto  del Grande Martire” di Lorenzo Morao

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San Mama di Cesarea di Cappadocia           la Vita

Egli è uno dei santi più popolari dell’Oriente bizantino.
Le fonti che ne raccontano la vita sono tante, ma le più antiche ed attendibili sono due omelie, redatte da S. Basilio Magno e da S. Gregorio Nazianzeno intorno al 303, ricche di elogi per il martire, ma avare di particolari cronologici.
Mama di famiglia modesta e povera, faceva il pastore di pecore e con questo umile mestiere concluse la sua vita con il martirio, le due omelie non dicono altro, ne su lui, ne sui genitori, età, epoca, genere del martirio.

Le principali versioni leggendarie della vita del Santo si possono ridurre a due:

bulletLa prima deriva dalla “Passio greca” di Simeone Metafraste:
bulletLa seconda dalla “Passio enciclica” dei vescovi Euprepio, Cratone e Perigene

Nella prima versione Mamante nato in carcere da due Santi genitori e rimasto subito orfano viene affidato alla nutrice Ammia che lo chiama Mamas. A 15 anni alla morte di Ammia durante le persecuzioni viene arrestato e torturato a lungo ma non subisce offesa e viene liberato e trasportato sui monti da un angelo. La fa vita di pastore, trova il Vangelo battendo un verga per terra, costruisce un oratorio e chiama a se le bestie selvagge che gli offrono il latte. Il governatore lo manda ad arrestare  e anche se sottoposto a supplizi resta incolume. Le bestie feroci non lo offendono anzi un leone sceso dai monti fa strage di infedeli. Allora il governatore ordina di colpirlo con un tridente al ventre. Mamante tenendosi le viscere esce dalla città se ne va a morire nella sua grotta.

La seconda versione differisce di poco: sulle origini di cui non si dice nulla se non che a 12 anni fu affidato al vescovo di Cesarea, e sulla morte : decapitato dopo una serie di torture tutte vane.

Primo centro del culto di Mama, fu Cesarea di Cappadocia, oggi Kayseri in Turchia, dove sulla tomba del martire era sorto un santuario. Altre chiese e monasteri gli vennero dedicati nei secoli successivi, in tutto l’Oriente cristiano, a partire da Costantinopoli. Con la traslazione di reliquie, il culto si estese a Cipro, Grecia e in Occidente, dove il centro del culto fu ed è la cattedrale di Langres in Francia.

È venerato in parecchie regioni d’Italia; in Occidente fu eletto a patrono delle nutrici a causa del suo nome e perché nutrito del latte delle bestie ammansite; in Oriente è soprattutto invocato come protettore del bestiame.
Il suo nome compare in decine di Martirologi, Calendari, in tanti giorni diversi, il ‘Martirologio Romano’ lo pone al 17 agosto.

Pochi santi dell’antichità hanno avuto un culto così vasto; come pure Mama è diventato soggetto di tante opere d’arte che lo raffigurano, sempre giovanetto, specie durante il prodigio della lettura evangelica agli animali e durante il suo martirio; mentre è legato ad una colonna e un carnefice lo trafigge al ventre con un tridente.

Tratto da: “Santa Mama di Vedelago ed il culto del Grande Martire” di LORENZO MORAO

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