HOME PAGE LA NOSTRA CHIESA Caritas Vedelago STORIA DI VEDELAGO LA VOCE ASILO GOSALDO LA SAGRA DI SAN MARTINO LA STORIA DI SAN MARTINO ACR GIOVANISSIMI SCOUT A.C.L.I. Circolo Ricreativo e C. M.Mattara VEDELAGHESI NEL MONDO SCRIVICI
Il mensile della parrocchia di in Vedelago vocedivedelago@yahoo.it
SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
L'odierna solennità corona il ciclo delle grandi celebrazioni liturgiche nelle quali siamo chiamati a contemplare il ruolo della Beata Vergine Maria nella Storia della salvezza. Infatti, l'Immacolata Concezione, l'Annunciazione, la Divina Maternità e l'Assunzione sono tappe fondamentali, intimamente connesse tra loro, con cui la Chiesa esalta e canta il glorioso destino della Madre di Dio, ma nelle quali possiamo leggere anche la nostra storia. Il mistero della concezione di Maria richiama la prima pagina della vicenda umana, indicandoci che, nel disegno divino della creazione, l’uomo avrebbe dovuto avere la purezza e la bellezza dell'Immacolata. Quel disegno compromesso, ma non distrutto dal peccato, attraverso l’Incarnazione del Figlio di Dio, annunciata e realizzata in Maria, è stato ricomposto e restituito alla libera accettazione dell'uomo nella fede. Nell’Assunzione di Maria, contempliamo, infine, ciò che siamo chiamati a raggiungere nella sequela di Cristo Signore e nell'obbedienza alla sua Parola, al termine del nostro cammino sulla terra.
La tappa ultima del pellegrinaggio terreno della Madre di Dio ci invita a guardare al modo in cui Ella ha percorso il suo cammino verso la meta dell’eternità gloriosa.
Nel brano del Vangelo appena proclamato, san Luca racconta che Maria, dopo l’annuncio dell’Angelo, "si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa" per fare visita ad Elisabetta (Lc 1, 39). L’evangelista, dicendo questo, vuole sottolineare che per Maria seguire la propria vocazione, nella docilità allo Spirito di Dio, che ha operato in Lei l’incarnazione del Verbo, significa percorrere una nuova strada ed intraprendere subito un cammino fuori della propria casa, lasciandosi condurre solamente da Dio. Sant’Ambrogio, commentando la "fretta" di Maria, afferma: "la grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze" (Expos. Evang. sec. Lucam, II, 19: PL 15,1560). La vita della Madonna è condotta da un Altro - "Ecco la serva del Signore: avvenga in me secondo la tua parola" (Lc 1,38) - è modellata dallo Spirito Santo, è segnata da eventi ed incontri, come quello con Elisabetta, ma soprattutto dalla particolarissima relazione con il suo figlio Gesù. E’ un cammino nel quale Maria, serbando e meditando nel cuore gli avvenimenti della propria esistenza, scorge in essi in modo sempre più profondo il misterioso disegno di Dio Padre, per la salvezza del mondo.
Seguendo poi Gesù da Betlemme all’esilio in Egitto, nella vita nascosta e in quella pubblica, fino ai piedi della Croce, Maria vive la sua costante ascesa verso Dio nello spirito del Magnificat, aderendo pienamente, anche nel momento dell’oscurità e della sofferenza, al progetto d’amore di Dio e alimentando nel cuore l’abbandono totale nelle mani del Signore, così da essere paradigma per la fede della Chiesa (cfr Lumen gentium, 64-65)
Tutta la vita è un’ascensione, tutta la vita è meditazione, obbedienza, fiducia e speranza, anche nelle oscurità; e tutta la vita è questa "sacra fretta", che sa che Dio è sempre la priorità e nient’altro deve creare fretta nella nostra esistenza.
E, finalmente, l’Assunzione ci ricorda che la vita di Maria, come quella di ogni cristiano, è un cammino alla sequela, la sequela di Gesù, un cammino che ha una meta ben precisa, un futuro già tracciato: la vittoria definitiva sul peccato e sulla morte e la comunione piena con Dio, perché – come dice Paolo nella Lettera agli Efesini - il Padre "ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli in Cristo Gesù" (Ef 2,6). Ciò vuol dire che con il Battesimo siamo fondamentalmente già risuscitati e sediamo nei cieli in Cristo Gesù, ma dobbiamo corporalmente raggiungere quanto già cominciato e realizzato nel Battesimo. In noi l’unione con Cristo, la risurrezione, è incompiuta, ma per la Vergine Maria essa è compiuta, nonostante il cammino che anche la Madonna ha dovuto fare. Ella è entrata nella pienezza dell’unione con Dio, con il suo Figlio, e ci attira e ci accompagna nel nostro cammino.
In Maria assunta in cielo contempliamo, allora, Colei che, per singolare privilegio, è resa partecipe con l’anima e con il corpo della definitiva vittoria di Cristo sulla morte. "Compiuto il corso della vita terrena – dice il Concilio Vaticano II - fu assunta alla gloria celeste in corpo e anima, ed esaltata dal Signore come Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei signori (cfr Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte" (Lumen gentium, 59). Nella Vergine Assunta in cielo contempliamo il coronamento della sua fede, di quel cammino di fede che Ella indica alla Chiesa e a ciascuno di noi: Colei che in ogni momento ha accolto la Parola di Dio, è assunta in cielo, cioè è accolta Lei stessa dal Figlio, in quella "dimora" che ci ha preparato con la sua morte e risurrezione (cfr Gv 14,2-3).
La vita dell’uomo sulla terra – come ci ha ricordato la prima lettura – è un cammino che si svolge, costantemente, nella tensione della lotta tra il drago e la donna, tra il bene e il male, E’ questa la situazione della storia umana: è come un viaggio in un mare spesso burrascoso; Maria è la stella, che ci guida verso il Figlio suo Gesù, sole sorto sopra le tenebre della storia" (cfr Spe salvi, 49) e ci dona la speranza di cui abbiamo bisogno: la speranza che possiamo vincere, che Dio ha vinto e che, con il Battesimo, siamo entrati in questa vittoria. Non soccombiamo definitivamente: Dio ci aiuta, ci guida. Questa è la speranza: questa presenza del Signore in noi, che diventa visibile in Maria assunta in cielo. "In Lei (…) - leggeremo tra poco nel Prefazio di questa Solennità – hai fatto risplendere per il tuo popolo pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza".
Con San Bernardo, mistico cantore della Vergine Santa, così la invochiamo: "Ti preghiamo, o benedetta, per la grazia che tu trovasti, per quelle prerogative che tu meritasti, per la Misericordia che tu partoristi, fa’ che colui che per te s’è degnato di farsi partecipe della nostra miseria ed infermità, grazie alla tua preghiera, ci faccia partecipi delle sue grazie, della sua beatitudine ed eterna gloria, Gesù Cristo, Figlio tuo, Signore nostro, il quale è sopra tutte le cose, Dio benedetto nei secoli dei secoli. Amen" (Sermo 2 de Adventu, 5: PL 183, 43).
LETTERA DI UN PARROCO AI SUOI FEDELI
Il grande valore della messa
Caro fedele della messa feriale, chissà quanti ti avranno detto "Ma non hai nient'altro da fare che andare a messa anche durante la settimana?" E tu invece continui a venirci alla mattina o alla sera, estate o inverno.
Sarà perché ti ha colpito un lutto in famiglia.
Sarà perché senti minacciata la salute di un parente.
Sarà perché non hai molto fiato, ma almeno questo per la Parrocchia lo puoi fare.
Sarà perché hai imparato ad organizzare il tuo tempo e non ti perdi troppo a pulire la
casa o a gironzolare per le botteghe alla ricerca delle ultime novità.
O sarà perché sei più convinto di me della grandezza della messa, di ogni messa: anche
se feriale.
Grazie ancora di venire a messa con me; so che anche a te, a volte, la messa si "impolvera di abitudine" ma se pensiamo che Cristo ci dà l’appuntamento e prega insieme a noi lì, comprendiamo quanto grande ed importante sia la messa (troppo grande per noi), aldilà del nostro raccoglimento o del nostro coinvolgimento interiore. Tu senti il bisogno di riempire la tua vita di Lui ogni giorno, di lasciarti scaldare il cuore lì dove Lui ti attende.
Attorno alla nostra chiesa noto a volte fidanzatini che al freddo o sotto la pioggerellina si fanno compagnia per ore, sera dopo sera. Mi dico allora : se lo stare insieme è importante per l'amore umano così fragile e così volubile, come potrà non valere per l'Amore che non delude e non tradisce?
Si dice che l'amore ha bisogno anche di intimità: infatti se la messa domenicale mi trova a volte un po' preoccupato che i microfoni non facciano sentire la mia voce, che si canti tutti, che non mi scappi il tempo o non dimentichi qualche avviso, che i soliti arrivino ancora in ritardo, nei giorni feriali posso celebrare più in pace affidando al Signore tutto e tutti con calma: anche se siamo in pochi abbiamo la compagnia di Maria, dei santi che festeggiamo quel giorno, dei morti che possiamo ricordare per nome uno ad uno e così la chiesetta diviene sempre strapiena spiritualmente, perché celebriamo sempre anche per gli assenti: incontriamo lì tutti i nostri parrocchiani, anche se molti di loro non lo sapranno mai.; insieme condividiamo un ministero di intercessione e, nella preghiera dei fedeli emerge anche il ricordo dei fatti di cronaca, degli eventi di chiesa e di parrocchia, dei missionari e dei poveri: in Cristo, quindi, anche noi tutti diventiamo sacerdoti.
Continua a venire, fratello o sorella, io porterò te e tu porterai me e insieme sarà Cristo a portarci con le nostre ed altrui croci, come Lui ci ha insegnato.
Mia nonna, tornando a piedi dalle messe feriali, diceva: "Messa ciapada, giornada guadagnada". Continuiamo a dare un po' di tempo a Dio con fedeltà. Chi prega vive e vive d'amore. Lui passerà nella nostra vita e nel nostro cuore con una parola che sarà sempre nuova e che ci farà nuovi.
Grazie anche di fermarti a dire insieme i Vesperi (qualcuno viene anche al Mattutino e alle Lodi di primo mattino) : nei salmi ci vien suggerito tutto ciò che vorremmo dire a Dio. Un po' alla volta la tua fedeltà sarà premiata ed il gusto della preghiera crescerà; e crescerà l'amore alla tua Chiesa e la docilità al suo insegnamento, che proviene da quella Parola. Chiediamo il dono della preghiera tu per me e io per te: "Insegnami a pregare e a pregare insieme".
Ad ogni celebrazione ci scopriremo più fratelli e più amati; e se saremo adoratori davanti a Lui, saremo poi più missionari di Lui presso i nostri fratelli. Il nostro Vescovo ci raccomanda quest’anno "eucaristico" almeno una messa feriale alla settimana. Passa parola. "Anche noi aperti alla domenica e anche ai giorni feriali". Arrivederci alle 7,00 o alle 19,00 tutti i giorni, quando puoi.
UNPARROCO DELLA DIOCESI
STORIE PERCORSE D’AMORE
Quando nel mio giardino le aiuole sono in fiore, con allegria e un po’ d’insistenza, lo faccio notare agli sguardi distratti dei miei figli.
“Attento papà a quelle api. Potrebbero pungerti”, grida uno di loro.
Guardo benevolmente i minacciosi insetti e in pochi attimi mi rendo conto che quei fiori, per loro, sono tutto: lavoro quotidiano, essenziale nutrimento, sopravvivenza, riproduzione, relazioni sociali, significato stesso di tutta la loro vita. Senza i fiori, le api non sono.
Se quegli esseri sono attratti e quasi fatti di fiori, l’uomo è fatto di storie d’amore.
Sì, ogni individuo è sostanza di quell’amore felice o infelice, sano o malato, intenso o superficiale, che l’ha segnato, coinvolto, travolto, penetrato e, a volte, lasciato.
Ogni uomo è figlio dell’affetto avvolgente o soffocante, completo od incompiuto dei suoi genitori, del suo ambiente, e di tanti fatti, parole, attenzioni e gesti d’affetto che ha assorbito, subìto, interiorizzato, direi quasi incarnato.
Ogni persona è riflesso di quegli amori negati o donati che inconsciamente guidano il suo agire, scolpiscono la sua fisionomia, danno forma a pensieri, plasmano sentimenti.
Fermarsi a riguardare, con testarda precisione, il proprio percorso d’amore, conoscerne i dettagli, riconoscere affetti ed effetti della propria storia sentimentale, è una possibilità concreta ed efficace per governare la propria vita e raggiungere una matura serenità.
L’aspirazione primaria di ogni persona pienamente umana dovrebbe essere quella di poter gustare l’amore, vero miele della nostra vita, aiutati dalla scoperta interiore e dalla conoscenza di sé.
Purtroppo chi ha ricevuto affetti intrisi d’egoismo, ira, disattenzione, gelosia, solitudine, rivalità, paura e nevrosi, con facilità sarà predisposto a ridonare tale amore malato che, come virulenta epidemia, sarà trasmesso da un individuo all’altro, portando con sé il germe della sofferenza e dell’inquietudine.
L’amore nocivo è una malattia grave che può essere curata soltanto con l’antidoto dell’amore sano, con tanta pazienza e soprattutto nella conoscenza, vera pappa reale della nostra personalità.
Purtroppo chi ha patito tale danno, non sa accogliere né conservare l’affetto altrui. Dovrà impararlo.
Ripercorrere, aiutati da qualcuno, il percorso del proprio vissuto sentimentale, ripartire dai propri incidenti d’amore verso nuove strade, rivedere le scelte fatte agli incroci della propria vita, ripensare i valori e le mete future, evitando dannose deviazioni, può essere un modo per capire dove siamo ora, cosa vogliamo diventare, e intraprendere così la giusta via dell’amore limpido e gratificante che saprà condurci al traguardo della nostra realizzazione.
Aiutiamo quindi i nostri figli a cercare gli strumenti adatti per arrivare alla consapevolezza di sé, del tragitto percorso e delle loro potenzialità, perché possano imparare dalle api a prendere dai fiori del proprio vissuto solo ciò che è buono, lasciando a terra ciò che è guasto, in modo da volare sicuri verso delicate fragranze e dolci sapori di profumate relazioni e genuini amori.
Daniele Carraro
Giovedì
15 luglio alle 8,30 il Punto Unico Distribuzione ha aperto per la prima volta
la sua porta per consegnare una borsa della spesa contenente generi alimentari
di prima necessità a ben 17 famiglie bisognose.
Doveva essere una
partenza in sordina per mettere a punto l’organizzazione del servizio da parte
dei volontari Caritas e dei Servizi sociali . A sorpresa di buon mattino ecco
arrivare RAI 1 e altre TV locali che plaudendo l’iniziativa la proiettano nel
TG 1 nazionale delle 13,30 e nelle edizioni dei telegiornali locali.
Molti di Voi Lettori avrete modo di compiacerVi per essere protagonisti di
questo progetto di solidarietà con il Vostro generoso contributo.
Ciascuna delle sette Parrocchie che costituiscono la Caritas Interparrocchiale
organizzano in una domenica del mese la loro raccolta di generi alimentari che
fanno affluire al Punto unico distribuzione.
L’impegno della nostra Comunità per la raccolta di generi alimentari e’ fissato alla seconda domenica di ogni mese .
Vi aspettiamo tanti, e generosi , in chiesa presso l’altare della Madonna
SABATO 7 e DOMENICA 8 AGOSTO
Non facciamo mancare il carburante al motore appena avviato !
Le Famiglie beneficiate, la Caritas Interparrocchiale e i Servizi Sociali ringraziano .
Gruppo Caritas Parrocchiale Referente : Silvano Pozzobon cell. 349 0715149 silvanopozzobon@alice.it
Vai all'indice:
"Il vero amore per sua natura" richiede la castità e il "per sempre".
Il cardinale patriarca di Venezia Angelo Scola alla festa del
Redentore
Tratto da L’Osservatore Romano del 20 luglio 2010
"Il vero amore per sua natura" richiede la castità e il "per sempre". Questo, in estrema sintesi, il pensiero centrale del "discorso del Redentore", che il cardinale patriarca di Venezia, Angelo Scola, ha rivolto ieri sera alla città in occasione della tradizionale festa che ricorda la liberazione della Serenissima dalla pestilenza del 1575-1577.
"Bell’amore e sessualità" il tema scelto per la riflessione pronunciata nella chiesa del Redentore alla Giudecca. "Il bell’amore – ha chiarito subito Scola – non è un’idea astratta ma la persona di Gesù". E per questo "imprime la sua forma in chi lo accoglie aprendolo a relazioni nuove e partecipate. Questo ci permette di dire che l’amore è bello quando è vero, cioè oggettivo e effettivo". E "con la dottrina del bell’amore il cristianesimo ha dunque la pretesa di intercettare una delle dinamiche fondamentali della vita dell’uomo".
Tuttavia – ha osservato Scola – "lo scandalo pedofilia, con l’effetto di un detonatore, sembra a molti aver ridotto in frantumi la proposta degli stili di vita sessuale e la visione dell’uomo a essi sottesa che da secoli la Chiesa persegue". Anche se gli inviti alla "misericordia", alla "giustizia in leale collaborazione con le autorità civili", alla "espiazione" indicate "con addolorata forza" da Benedetto XVI nella Lettera ai cattolici d’Irlanda, consentono d’"affrontare ogni singolo caso". Secondo il patriarca, il Papa "non si sottrae alla corresponsabilità che ne viene a ogni membro dell’unico corpo ecclesiale e, in particolare, del collegio episcopale". Si tratta, infatti, d’uno "scandalo che tocca l’intera Chiesa, chiamata a una profonda penitenza". Di qui la necessità d’affrontare "la domanda circa la credibilità e la convenienza della proposta cristiana in tema di sessualità e di bell’amore".
Di fronte alle recenti teorie delle neuroscienze – secondo le quali il "bell’amore", con "l’attrazione sessuale e con l’attaccamento", si ridurrebbe "a una delle tre reti primordiali del cervello attraverso cui si snoda l’intera parabola affettivo-relazionale tra uomo e donna" – Scola avanza la "proposta cristiana" di "un desiderio rettamente inteso" che richiede di recuperare la castità, "virtù che regola la vita sessuale rendendola capace di bell’amore". Casto, spiega il patriarca, "è l’uomo che sa "tenere in ordine" il proprio io" liberandolo "da un erotismo apertamente rivendicato e vissuto fin dall’adolescenza in forme sempre più contrattuali e senza pudore".
La castità "chiede la rinuncia in vista di un possesso più grande" e "getta piena luce anche sul carattere indissolubile della relazione coniugale tra l’uomo e la donna nel sacramento del matrimonio. In effetti l’amore per sua natura chiede il "per sempre". E "nell’indissolubilità del matrimonio" la relazione tra uomo e donna "raggiunge la sua vera dignità. L’idea di una revocabilità del dono ferirebbe mortalmente il mistero nuziale e renderebbe inautentica la relazione stessa".
In definitiva – ha osservato Scola – "il bell’amore" si identifica dunque "con l’amore casto", con quell’amore che "entra in rapporto con le cose e le persone non per la loro immediata apparenza, in sé transitoria, né per il tornaconto che ne può ottenere". Infatti, "il distacco chiesto nell’amore casto in realtà è un entrare più in profondità nel rapporto con Dio, con gli altri e con se stessi. Neppure l’umana fragilità sessuale rappresenta ultimamente un’obiezione fondata alla castità. Infatti la caduta non viene ad annullare la natura profonda dell’umano desiderio che continua a domandare riconoscimento della differenza sessuale e a urgere il possesso vero, quello che mai si dà senza distacco. La figura morale compiuta dell’umano non è l’impeccabilità ma la "ripresa". Essa registra, sempre più col passare degli anni, il dolore per ogni singolo peccato mentre per la grazia del perdono di Dio approfondisce l’amore. Agostino descrive con potenza questa umana condizione: "David ha confessato: "riconosco la mia colpa" (Salmi, 50, 5). Se io riconosco, tu dunque perdona. Non presumiamo affatto di essere perfetti e che la nostra vita sia senza peccato. Sia data alla nostra condotta quella lode che non dimentichi la necessità del perdono".
Con il patrocinio del Comune di Vedelago
| ASSOCIAZIONE RAGAZZI IN CENTRO |
Paolo Ghedina |
Quest’anno i Centri Estivi nati dall’unione tra Comune e Parrocchia sono diventati un’occasione per tante famiglie di far vivere un’avventura indimenticabile ai propri figli.
L’iniziativa è stata fortemente voluta da questa Amministrazione Comunale nella persona dell’Ass. Fabio Ceccato che si è incontrato insieme ai coordinatori del centro estivo Elena Longato e Germano Visentin, con Don Florido e alcuni rappresentanti del C.P.A.E (Consiglio Pastorale per gli affari economici).
A differenza degli anni scorsi in cui i centri estivi erano aperti tre giorni alla settimana per i ragazzi delle medie, quest’anno si è scelto di dare una risposta più ampia alle famiglie, valorizzando il tempo estivo dei ragazzi.
Il centro estivo aperto a tutti i bambini e ragazzi dalla prima elementare alla terza media, dal 14 giugno all’11 settembre, con possibilità di scelta dell’orario al mattino, solo pomeriggio o per tutto l’arco della giornata, si è svolto tra gli impianti sportivi comunali, le opere parrocchiali e le piscine di Loreggia.
Con la presenza dei nostri religiosi Don Florido, Suor Diomira e Suor Elisa che si sono avvicendati nella preghiera del mattino, si è cercato di sottolineare quella che è la nostra tradizione cattolica.
Le attività si sono susseguite tra canti, balli di gruppo, attività sportive, laboratori creativi e assistenza nei compiti per le vacanze, sotto la cura di personale qualificato Scienze motorie ed esperti dell’animazione estiva, nonché di volontari.
Il contributo che il Comune ha assegnato alla parrocchia sarà di € 2.500-3.000 da definire in base alla chiusura dei centri.
Decalogo per una corretta lettura della Bibbia
di mons. Mario de Gasperìn Gasperìn
La Bibbia è sempre stata considerata il libro per eccellenza
per una buona catechesi.
La sua lettura meditata (Lecito divina), antica come la Chiesa, è stata recentemente ricuperata e raccomandata con insistenza, specialmente dopo il Sinodo del 2008, come il modo più adatto per vivere e comprendere la Parola di Dio.
Ecco come il vescovo di Queretaro (Messico), mons. Mario de Gasperìn Gasperìn, famoso biblista e zelante pastore, ha sintetizzato in una specie di decalogo una fruttuosa e corretta lettura biblica. È un testo semplice, pratico e molto utile per i catechisti.
1. Non dobbiamo pensare che siamo noi i primi a leggere la Bibbia. Molti, moltissimi prima di noi l'hanno letta, meditata, e l'hanno vissuta e trasmessa. Chi meglio di tutti ha saputo interpretare la Bibbia sono i santi.
2. La Scrittura è il libro della comunità ecclesiale. La nostra lettura, anche se fatta in un momento di solitudine, non potrà mai essere solitaria. Per leggerla con frutto, ci si deve inserire nel grande respiro ecclesiale, e lasciarsi condurre dallo Spirito Santo.
3. La Bibbia è «Qualcuno». Per questo si deve leggerla e al tempo stesso celebrarla. La migliore forma di lettura biblica è quella che avviene nella Liturgia.
4. Il centro focale della Sacra Scrittura è Cristo; perciò, tutto deve essere letto nell'ottica di Cristo, cercando in lui la sua piena realizzazione. Cristo è la chiave che interpreta correttamente la Sacra Scrittura.
5. Non si deve mai dimenticare che nella Bibbia troviamo eventi e frasi, azioni e parole intimamente uniti tra di loro. Le parole annunciano e illuminano i fatti; i fatti realizzano e confermano le parole.
6. Un modo pratico e molto utile di leggere la Scrittura è cominciare con i Vangeli, continuare con gli Atti degli Apostoli e le Lettere; al tempo stesso alternare con alcuni libri dell'Antico Testamento: Genesi, Esodo, Giudici, 1° e 2° libro di Samuele, ecc. Non è consigliabile, ad esempio, leggere il libro del Levitico tutto di seguito. I Salmi debbono essere il libro della preghiera dei gruppi biblici. I Profeti sono l'anima dell'Antico Testamento: meritano un'attenzione speciale.
7. Si deve conquistare la Bibbia come ha fatto Giosuè con Gerico: facendo vari giri attorno.
Perciò è consigliabile leggere i luoghi paralleli. È un metodo interessante e molto utile. Un testo chiarisce un altro. Come diceva Sant'Agostino: «L'Antico Testamento chiarisce il Nuovo e il Nuovo è racchiuso nell'Antico».
8. La Bibbia deve essere letta e meditata con lo stesso spirito con cui è stata scritta. Lo Spirito Santo è il suo principale autore e interprete. Bisogna invocarlo prima di leggerla e lo si deve ringraziare alla fine.
9. La santa Bibbia non può mai essere utilizzata per criticare e condannare la condotta altrui!
10. Ogni brano biblico è sorto in un determinato contesto storico ed è stato scritto in un certo stile letterario. Una pagina biblica, tolta fuori dal suo contesto storico e letterario, è un modo di manipolare la Parola di Dio. È usare indebitamente il nome di Dio!