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La Voce giugno 2010

Il mensile della parrocchia di in Vedelago  vocedivedelago@yahoo.it

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Benedetto XVI ai giovani

Torino 2 maggio 2010-05-29

Cari Giovani...

Venticinque anni fa, in occasione dell’Anno Internazionale della Gioventù, il venerabile e amato Giovanni Paolo II indirizzò una Lettera apostolica ai giovani e alle giovani del mondo, incentrata sull’incontro di Gesù col giovane ricco di cui ci parla il Vangelo (Lettera ai Giovani, 31 marzo 1985). Proprio partendo da questa pagina (cfr Mc 10,17-22; Mt 19,16-22), che è stata oggetto di riflessione anche nel mio Messaggio di quest’anno per la Giornata Mondiale della Gioventù, vorrei offrirvi alcuni pensieri che vi aiutino nella vostra crescita spirituale e nella vostra missione all’interno della Chiesa e nel mondo.
Il giovane del Vangelo chiede a Gesù: "Che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Oggi non è facile parlare di vita eterna e di realtà eterne, perché la mentalità del nostro tempo ci dice che non esiste nulla di definitivo: tutto muta, e anche molto velocemente. "Cambiare" è diventata, in molti casi, la parola d’ordine, l’esercizio più esaltante della libertà, e in questo modo anche voi giovani siete portati spesso a pensare che sia impossibile compiere scelte definitive, che impegnino per tutta la vita. Ma è questo il modo giusto di usare la libertà? E’ proprio vero che per essere felici dobbiamo accontentarci di piccole e fugaci gioie momentanee, le quali, una volta terminate, lasciano l’amarezza nel cuore? Cari giovani, non è questa la vera libertà, la felicità non si raggiunge così. Ognuno di noi è creato non per compiere scelte provvisorie e revocabili, ma scelte definitive e irrevocabili, che danno senso pieno all’esistenza. Lo vediamo nella nostra vita: ogni esperienza bella, che ci colma di felicità, vorremmo che non avesse mai termine. Dio ci ha creato in vista del "per sempre", ha posto nel cuore di ciascuno di noi il seme per una vita che realizzi qualcosa di bello e di grande. Abbiate il coraggio delle scelte definitive e vivetele con fedeltà! Il Signore potrà chiamarvi al matrimonio, al sacerdozio, alla vita consacrata, a un dono particolare di voi stessi: rispondetegli con generosità!
Nel dialogo con il giovane, che possedeva molte ricchezze, Gesù indica qual è la ricchezza più grande della vita: l’amore. Amare Dio e amare gli altri con tutto se stessi. La parola amore - lo sappiamo - si presta a varie interpretazioni ed ha diversi significati: noi abbiamo bisogno di un Maestro, Cristo, che ce ne indichi il senso più autentico e più profondo, che ci guidi alla fonte dell’amore e della vita. Amore è il nome proprio di Dio. L'Apostolo Giovanni ce lo ricorda: "Dio è amore", e aggiunge che "non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio". E "se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri" (1Gv 4,8.10.11). Nell’incontro con Cristo e nell’amore vicendevole sperimentiamo in noi la vita stessa di Dio, che rimane in noi con il suo amore perfetto, totale, eterno (cfr 1Gv 4,12). Non c'è nulla, quindi, di più grande per l'uomo, un essere mortale e limitato, che partecipare alla vita di amore di Dio. Oggi viviamo in un contesto culturale che non favorisce rapporti umani profondi e disinteressati, ma, al contrario, induce spesso a chiudersi in se stessi, all’individualismo, a lasciar prevalere l’egoismo che c’è nell’uomo. Ma il cuore di un giovane è per natura sensibile all’amore vero. Perciò mi rivolgo con grande fiducia a ciascuno di voi e vi dico: non è facile fare della vostra vita qualcosa di bello e di grande, è impegnativo, ma con Cristo tutto è possibile!
Nello sguardo di Gesù che fissa, come dice il Vangelo con amore il giovane, cogliamo tutto il desiderio di Dio di stare con noi, di esserci vicino. C'è un desiderio di Dio che desidera il nostro "sì", il nostro amore. Sì, cari giovani, Gesù vuole essere vostro amico, vostro fratello nella vita, il maestro che vi indica la via da percorrere per giungere alla felicità.
Egli vi ama per quello che siete, nella vostra fragilità e debolezza, perché, toccati dal suo amore, possiate essere trasformati.

Vivete questo incontro con l'amore di Cristo in un forte rapporto personale con Lui; vivetelo nella Chiesa, anzitutto nei Sacramenti. Vivetelo nell’Eucaristia, in cui si rende presente il suo Sacrificio: Egli realmente dona il suo Corpo e il suo Sangue per noi, per redimere i peccati dell’umanità, perché diventiamo una cosa sola con Lui, perché impariamo anche noi la logica del donarsi. Vivetelo nella Confessione, dove, offrendoci il suo perdono, Gesù ci accoglie con tutti i nostri limiti per darci un cuore nuovo, capace di amare come Lui. Imparate ad avere familiarità con la parola di Dio, a meditarla, specialmente nella lectio divina, la lettura spirituale della Bibbia. Infine, sappiate incontrare l’amore di Cristo nella testimonianza di carità della Chiesa. Torino vi offre, nella sua storia, splendidi esempi: seguiteli, vivendo concretamente la gratuità del servizio. Tutto nella comunità ecclesiale deve essere finalizzato a far toccare con mano agli uomini l’infinita carità di Dio.
Cari amici, l’amore di Cristo per il giovane del Vangelo è il medesimo che egli ha per ciascuno di voi. Non è un amore confinato nel passato, non è un’illusione, non è riservato a pochi. Voi incontrerete questo amore e ne sperimenterete tutta la fecondità se con sincerità cercherete il Signore e se vivrete con impegno la vostra partecipazione alla vita della comunità cristiana.

Questa sera non posso non additarvi come modello un giovane della vostra Città: il beato Piergiorgio Frassati, di cui quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della beatificazione. La sua esistenza fu avvolta interamente dalla grazia e dall’amore di Dio e fu consumata, con serenità e gioia, nel servizio appassionato a Cristo e ai fratelli. Giovane come voi visse con grande impegno la sua formazione cristiana e diede la sua testimonianza di fede, semplice ed efficace. Un ragazzo affascinato dalla bellezza del Vangelo delle Beatitudini, che sperimentò tutta la gioia di essere amico di Cristo, di seguirlo, di sentirsi in modo vivo parte della Chiesa. Cari giovani, abbiate il coraggio di scegliere ciò che è essenziale nella vita! "Vivere e non vivacchiare" ripeteva il beato Piergiorio Frassati. Come lui, scoprite che vale la pena di impegnarsi per Dio e con Dio, di rispondere alla sua chiamata nelle scelte fondamentali e in quelle quotidiane, anche quando costa!

Il percorso spirituale del beato Piergiorgio Frassati ricorda che il cammino dei discepoli di Cristo richiede il coraggio di uscire da se stessi, per seguire la strada del Vangelo. Questo esigente cammino dello spirito voi lo vivete nelle parrocchie e nelle altre realtà ecclesiali; lo vivete anche nel pellegrinaggio delle Giornate Mondiali della Gioventù, appuntamento sempre atteso. So che vi state preparando al prossimo grande raduno, in programma a Madrid nell’agosto 2011. Auspico di cuore che tale straordinario evento, al quale spero possiate partecipare in tanti, contribuisca a far crescere in ciascuno l’entusiasmo e la fedeltà nel seguire Cristo e nell’accogliere con gioia il suo messaggio, fonte di vita nuova. Giovani di Torino e del Piemonte, siate testimoni di Cristo in questo nostro tempo! La sacra Sindone sia in modo del tutto particolare per voi un invito ad imprimere nel vostro spirito il volto dell’amore di Dio, per essere voi stessi, nei vostri ambienti, con i vostri coetanei, un’espressione credibile del volto di Cristo. Maria, che venerate nei vostri Santuari mariani, e san Giovanni Bosco, Patrono della gioventù, vi aiutino a seguire Cristo senza mai stancarvi. E vi accompagnino sempre la mia preghiera e la mia Benedizione, che vi dono con grande affetto. Grazie per la vostra attenzione.

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LA CARITAS PARROCCHIALE
IN "RETE" .

E’ la linea guida maturata dalle riflessioni all’interno del nostro Consiglio Pastorale Parrocchiale , nella seduta del 11 maggio, che la nostra Caritas Parrocchiale seguirà nelle sue iniziative.

E’ estremamente difficile farcela da soli: occorrono tanti mezzi e molte persone, di cui non disponiamo. Quindi unica strada percorribile e condivisa, come emerso negli incontri tra le Caritas parrocchiali , e’ costituire un coordinamento comunale interparrocchiale in grado di interpretare la complessa situazione in cui stiamo vivendo e dare adeguate risposte alle tante povertà con le poche risorse disponibili , evitando gli sprechi.

La nostra Caritas sarà pertanto animata da un costante dialogo e da una fattiva collaborazione con le Caritas parrocchiali del Comune e con gli stessi Servizi Sociali comunali , assolutamente aperti alla strada delle collaborazioni e dello scambio di informazioni , stanti le loro modeste disponibilità economiche e l’impossibilita’ di seguire i tanti singoli casi di persone in difficoltà.

Nel loro impegno attuale i Servizi Sociali stanno fornendo ad una settantina di famiglie (oltre 100 persone) generi alimentari di prima necessità, sono impegnati nella salvaguardia del diritto alla salute e alla scuola dei bambini , si adoperano per l’inserimento al lavoro di persone disoccupate , verificano e forniscono un’educazione ad uno stile di vita adeguato a quanti sono in difficoltà .

Quanto prima sarà formalizzato il protocollo d’intesa che regolerà la collaborazione tra la Caritas interparrocchiale e il Comune, attualmente in fase di stesura .

Tramite queste pagine provvederemo a fornire gli aggiornamenti sull’accordo e sulle iniziative .

Se ti interessa fare del volontariato gratuito siamo a tua disposizione . Vieni … e vedi .

Piu’ che all’eta’ , guardiamo al cuore!

Gruppo Caritas Parrocchiale

Referente : Silvano Pozzobon cell. 349 0715149

mail : silvanopozzobon@alice.it

 

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GIOVANI, GENERAZIONE INCREDULA

Lontani dalla fede, ma in difesa della tradizione

Tratto da IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI n°3-2010

di Armando Matteo

assistente nazionale FUCI

È sicuramente sotto il segno del paradosso la prima impressione che emerge se ci si interroga su quale sia l'attuale relazione dei giovani con l'universo della fede. I nostri ventenni e trentenni, infatti, da una parte si tengono sempre più a distanza dalle pratiche di preghiera e di formazione proposte dalla Chiesa, ma dall'altra esprimono un generale apprezzamento per il valore dell'esperienza religiosa; da una parte si riconoscono vicini a molte delle posizioni assunte dal Santo Padre e dai Vescovi in relazione alla difesa della tradizione cristiana della cultura occidentale e dei suoi segni pubblici, dall’altra però manifestano un incredibile analfabetismo biblico. Il professor Massimo Cacciari ha recentemente ricordato il sorprendente caso di alcuni suoi allievi di filosofìa ("studenti da trenta e lode") che a fatica riuscivano a distinguere tra Mosè e San Paolo e, d'altra parte, a che cosa non dobbiamo assistere durante i quiz televisivi serali in fatto di ignoranza religiosa?

Ancora qualche altro dato che viene dal mondo di internet: quasi nessuno ama parlare di fede nella rete e spesso, nei profili con cui descrivono loro stessi, i giovani si dichiarano agnostici (qualcuno anche ateo), eppure aumentano nella galassia del web i siti dove "lasciare una preghiera", "accendere una candela", "trascorrere momenti di pace".

Ma il dato più rilevante è forse il fatto che moltissimi giovani, pur essendosi avvalsi dell'insegnamento della religione a scuola e pur provenendo da ambienti vitali di larga ispirazione cattolica, disertano con grande disinvoltura l'appuntamento settimanale con il Signore Gesù: la Messa della domenica.

Al riguardo colpiscono non poco le parole di un sacerdote, riportate in un recente libro di Paola Bignardi: «Alla fine della mia domenica da prete, Signore, cosa posso presentarti? Nelle mie chiese, che in realtà sono le tue, oggi c'erano molti posti vuoti. Troppi. Loro non lo sanno: ma io li ho visti tutti, i volti degli assenti. Quelli di tanti ragazzi e dei loro genitori; quelli degli adolescenti e quelli dei nostri giovani. Già, li ho visti uno ad uno, i giovani che non erano presenti alla Messa, nel loro posto vuoto. Se anche lo spiegassi loro... non ci crederebbero e non potrebbero capire. Un prete non si rassegna mai a certe assenze. Anche se rispetta la libertà di tutti. Al termine della mia domenica, Signore, ti prego soprattutto per loro: per gli assenti».

In cerca di identità Come interpretare questa situazione paradossale?

Gli studi di settore ci dicono che per numerosi giovani la fede è come un elemento dì sostegno della propria identità in un mondo sempre più mul-ticulturale e multireligioso: "sono cattolico" significherebbe pertanto "non sono un musulmano", "non sono un buddista".

Per alcuni altri, dicono gli stessi studiosi, l'affermazione della personale religiosità costituirebbe una sorta di rassicurazione della propria coscienza, che consentirebbe però uno stile di vita molto libero e non esattamente in sintonia con le istanze del Vangelo. Andando più in profondità, quindi, si è quasi costretti ad ammettere che per molti giovani del nostro tempo e della nostra parte del pianeta l'esperienza della fede non rappresenti un principio che qualifica la propria prospettiva sul mondo: è qualcosa di legato al mondo dell'infanzia, del catechismo, dell'oratorio, ma che oggi non c'entra più nulla con le scelte, con le decisioni, con il progetto di studio e di vita che ognuno faticosamente mette all'opera. Insomma se c'è da difendere l'identità cattolica della propria nazione o se c'è da dire cosa si vorrebbe mettere sulla carta d'identità della propria anima, dubbi non ce ne sono; ma è tutta un'altra faccenda quella di decidere la propria libertà sulle parole di Gesù in una comunione di fratelli e di sorelle uniti nella e dalla realtà della Chiesa! Ai nostri occhi si manifesta così la prima generazione incredula dell'Occidente, una generazione che sta imparando a vivere senza Dio e senza Chiesa, non perché si sia esplicitamente collocata contro Dio e contro la Chiesa, ma molto più elementarmente perché nessuno ha testimoniato ad essa la convenienza della fede, la forza della parola del Vangelo di illuminare le soglie e le domande della vita, la bellezza di una fraternità nella comune sequela.

Il ruolo della famiglia

I genitori dei nostri ventenni e trentenni, d'altro canto, sono proprio coloro che hanno respirato a pieni polmoni l'aria di cambiamento del '68 e le allora imperanti istanze di rifiuto della tradizione culturale e religiosa dell'Occidente, Questi genitori, da parte loro, con il tempo hanno rallentato la pratica di preghiera e il legame di fede e, pur non impedendo che i figli andassero a catechismo o scegliessero l'insegnamento della religione cattolica a scuola, a casa non hanno testimoniato alcuna fiducia nel Vangelo, nell'esperienza ecclesiale e nella prassi della carità. Ecco il punto o, meglio, l'anello mancante: tra i giovani di oggi e l'esperienza di fede la cinghia di trasmissione si è interrotta a causa di quella testimonianza che il mondo degli adulti ha tralasciato di offrire.

L'educazione, anche quella della fede, non passa attraverso le orecchie ("il catechismo è importante", "la domenica si deve andare a Messa", ecc.) ma attraverso gli occhi: noi siamo ciò che abbiamo visto.

 

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