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La Voce marzo 2010

Il mensile della parrocchia di in Vedelago  vocedivedelago@yahoo.it

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
PER LA QUARESIMA 2010

La giustizia di Dio si è manifestata
per mezzo della fede in Cristo
(cfr Rm 3,21-22)

   Cari fratelli e sorelle,

ogni anno, in occasione della Quaresima, la Chiesa ci invita a una sincera revisione della nostra vita alla luce degli insegnamenti evangelici. Quest’anno vorrei proporvi alcune riflessioni sul vasto tema della giustizia, partendo dall’affermazione paolina: La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo (cfr Rm 3,21-22).

Giustizia: "dare cuique suum"

Mi soffermo in primo luogo sul significato del termine "giustizia", che nel linguaggio comune implica "dare a ciascuno il suo - dare cuique suum", secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo. In realtà, però, tale classica definizione non precisa in che cosa consista quel "suo" da assicurare a ciascuno. Ciò di cui l’uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge. Per godere di un’esistenza in pienezza, gli è necessario qualcosa di più intimo che può essergli accordato solo gratuitamente: potremmo dire che l’uomo vive di quell’amore che solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza. Sono certamente utili e necessari i beni materiali – del resto Gesù stesso si è preoccupato di guarire i malati, di sfamare le folle che lo seguivano e di certo condanna l’indifferenza che anche oggi costringe centinaia di milioni di essere umani alla morte per mancanza di cibo, di acqua e di medicine -, ma la giustizia "distributiva" non rende all’essere umano tutto il "suo" che gli è dovuto. Come e più del pane, egli ha infatti bisogno di Dio. Nota sant’Agostino: se "la giustizia è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo... non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al vero Dio" (De civitate Dei, XIX, 21).

Da dove viene l’ingiustizia?

L’evangelista Marco riporta le seguenti parole di Gesù, che si inseriscono nel dibattito di allora circa ciò che è puro e ciò che è impuro: "Non c'è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro... Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male" (Mc 7,14-15.20-21). Al di là della questione immediata relativa al cibo, possiamo scorgere nella reazione dei farisei una tentazione permanente dell’uomo: quella di individuare l’origine del male in una causa esteriore. Molte delle moderne ideologie hanno, a ben vedere, questo presupposto: poiché l’ingiustizia viene "da fuori", affinché regni la giustizia è sufficiente rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l’attuazione. Questo modo di pensare - ammonisce Gesù - è ingenuo e miope. L’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male. Lo riconosce amaramente il Salmista: "Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre" (Sal 51,7). Sì, l’uomo è reso fragile da una spinta profonda, che lo mortifica nella capacità di entrare in comunione con l’altro. Aperto per natura al libero flusso della condivisione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale. Adamo ed Eva, sedotti dalla menzogna di Satana, afferrando il misterioso frutto contro il comando divino, hanno sostituito alla logica del confidare nell’Amore quella del sospetto e della competizione; alla logica del ricevere, dell’attendere fiducioso dall’Altro, quella ansiosa dell’afferrare e del fare da sé (cfr Gen 3,1-6), sperimentando come risultato un senso di inquietudine e di incertezza. Come può l’uomo liberarsi da questa spinta egoistica e aprirsi all’amore?

Giustizia e Sedaqah

Nel cuore della saggezza di Israele troviamo un legame profondo tra fede nel Dio che "solleva dalla polvere il debole" (Sal 113,7) e giustizia verso il prossimo. La parola stessa con cui in ebraico si indica la virtù della giustizia, sedaqah, ben lo esprime. Sedaqah infatti significa, da una parte, accettazione piena della volontà del Dio di Israele; dall’altra, equità nei confronti del prossimo (cfr Es 20,12-17), in modo speciale del povero, del forestiero, dell’orfano e della vedova (cfr Dt 10,18-19). Ma i due significati sono legati, perché il dare al povero, per l’israelita, non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo. Non a caso il dono delle tavole della Legge a Mosè, sul monte Sinai, avviene dopo il passaggio del Mar Rosso. L’ascolto della Legge, cioè, presuppone la fede nel Dio che per primo ha ‘ascoltato il lamento’ del suo popolo ed è "sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto" (cfr Es 3,8). Dio è attento al grido del misero e in risposta chiede di essere ascoltato: chiede giustizia verso il povero (cfr Sir 4,4-5.8-9), il forestiero (cfr Es 22,20), lo schiavo (cfr Dt 15,12-18). Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia. Occorre, in altre parole, un "esodo" più profondo di quello che Dio ha operato con Mosè, una liberazione del cuore, che la sola parola della Legge è impotente a realizzare. C’è dunque per l’uomo speranza di giustizia?

Cristo, giustizia di Dio

L’annuncio cristiano risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani: "Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio... per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. E’ lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue" (3,21-25).

Quale è dunque la giustizia di Cristo? E’ anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri. Il fatto che l’"espiazione" avvenga nel "sangue" di Gesù significa che non sono i sacrifici dell’uomo a liberarlo dal peso delle colpe, ma il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé "la maledizione" che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la "benedizione" che spetta a Dio (cfr Gal 3,13-14). Ma ciò solleva subito un’obiezione: quale giustizia vi è là dove il giusto muore per il colpevole e il colpevole riceve in cambio la benedizione che spetta al giusto? Ciascuno non viene così a ricevere il contrario del "suo"? In realtà, qui si dischiude la giustizia divina, profondamente diversa da quella umana. Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante. Di fronte alla giustizia della Croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza - indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia.

Si capisce allora come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del "mio", per darmi gratuitamente il "suo". Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia "più grande", che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare.

Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore.

Cari fratelli e sorelle, la Quaresima culmina nel Triduo Pasquale, nel quale anche quest’anno celebreremo la giustizia divina, che è pienezza di carità, di dono, di salvezza. Che questo tempo penitenziale sia per ogni cristiano tempo di autentica conversione e d’intensa conoscenza del mistero di Cristo, venuto a compiere ogni giustizia. Con tali sentimenti, imparto di cuore a tutti l’Apostolica Benedizione.

Dal Vaticano, 30 ottobre 2009

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Perche’ la Caritas in Parrocchia.

Il nostro Territorio fa parte di quel "Nord Est" considerato uno dei territori più ricchi d’Europa. Tuttavia non risulta immune da fenomeni di povertà , emarginazione, esclusione sociale.

Viviamo in una società nella quale i cambiamenti sono rapidissimi. Anche le forme di povertà sono in continua evoluzione. La difficile congiuntura economica sta per esempio creando nuove forme di precarietà lavorativa, di precarietà abitativa e di difficoltà ad arrivare a fine mese fronteggiando le spese di tutti i giorni.

Situazioni di solitudine e la mancanza di coesione sociale (minori poco seguiti, donne sole, anziani, abbandono, malattia e sofferenza psichica, …) fanno emergere altre "povertà nascoste" di tipo relazionale.

La Caritas parrocchiale è lo strumento ufficiale a disposizione della Chiesa locale per richiamare la Comunità Cristiana alle proprie responsabilità verso i fratelli poveri .

Essa ha il compito di individuare i bisogni, la loro gravità, le loro cause cercando di sopperire alle forme di povertà presenti con le iniziative più opportune, promuovendo cosi’ una parrocchia "dal volto missionario", tutta testimone di carità, capace di attivare comportamenti solidali. E' una "porta aperta" della comunità cristiana: accoglie, incontra, ascolta, informa, orienta, stabilisce collegamenti... affinché chi è nel bisogno possa trovare un aiuto.

Quali sono i bisogni che più emergono nella nostra Parrocchia ?

Alimenti, vestiario in genere, pagamento di bollette, ticket per visite ed esami medici , spese per la scuola dei figli , pannolini e latte in polvere per bambini, la ricerca di un lavoro, tenere i contatti con i servizi sociali.

Come stiamo intervenendo ?

Grazie all’opera di squisito volontariato offerta da alcune persone, di poche parole ma di tanti fatti. Non siamo però cosi’ bravi da rendere sempre il miglior servizio possibile a chi e’ in difficoltà . Le sempre maggiori richieste da parte di nostri parrocchiani , italiani e immigrati, ci impongono un ridisegno della nostra struttura di Caritas parrocchiale.

Ti interessa conoscere e far parte della Caritas della tua Parrocchia ?

Se ti interessa fare del volontariato gratuito siamo a tua disposizione. Vieni …e vedi . Più che all’età’ , guardiamo al cuore !

Per informazioni: Silvano Pozzobon Cell.349 0715149 silvanopozzobon@alice.it

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ACLI VEDELAGO

Come anticipato nel numero scorso è stata avviata l’attività della Lega Consumatori presso la nostra sede. Tra le molteplici cose che possono essere di interesse una è senz’altro quella del credito al consumo. Cos’è il credito al consumo?

Il credito al consumo è un prestito destinato all’acquisto di un bene/servizio (elettrodomestici, macchina etc..) concesso al consumatore da soggetti autorizzati(banche e società finanziarie). Non sono considerati crediti al consumo i prestiti per l’acquisto di immobili, terreni , l’attività professionale o imprenditoriale.

Chi può concedere il credito al consumo:

Tutte le banche - Le Poste Italiane Banco Posta - Le Società di intermediazione finanziaria iscritte all’albo presso l’Ufficio italiano dei cambi – i negozi di beni e servizi ( solo nella vendita a rate di beni e servizi).

Cosa fare prima di richiedere un prestito:

Avendo necessità di chiedere un prestito, prima di decidere è opportuno valutare più soluzioni, richiedendo preventivi.

E’ bene prendersi qualche giorno di tempo prima di firmare, il consumatore ha diritto di richiedere copia del contratto. Informarsi preventivamente su oneri e spese; tasso nominale TAEG (tasso anno equivalente globale).

Banche e Società finanziarie sono obbligate ad esporre al pubblico l’indicazione di tutti gli oneri e il TAEG applicato.

Diffidare degli "amici" che lavorano presso il soggetto finanziatore- potrebbero ricevere provvigioni che saranno inevitabilmente caricate sul costo del prestito. Non lasciarsi abbagliare dalla promessa di prestiti super veloci.

Evitare gli acquisti con la formula "compro oggi e pago fra 12 mesi", perchè:

il calcolo degli interessi parte dal momento dell’acquisto e non da quando si comincia a pagare;

dopo 12 mesi non è certo che si possa avere il denaro per pagare(spese impreviste,perdita del lavoro etc..).

Attenzione ai rapporti con le società di mediazione: queste infatti non erogano direttamente il prestito, facilitano i contatti con le Società erogatrici del prestito. Poiché spesso chiedono compensi anticipati non rimborsabili anche se il prestito non viene concesso, il rischio è spendere dei soldi senza ottenere risultato. Un cordiale saluto a tutti.

Sono aperte le iscrizioni al circolo Acli.

Acli Vedelago – Francesco Tarantolo- tel. 339 4281769

Uffici del Patronato presso Opere Parrocchiali- Giovedì ore 16,00 – 18,00

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