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DALLA RICONCILIAZIONE ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE Indice: LA SITUAZIONE RELIGIOSA-POLITICA ED ECONOMICA DOPO IL CONCORDA TO Gli storici portano giudizi differenti sul Concordato: 1) Per alcuni, il giudizio è positivo, perché la chiesa si è impegnata di più nella formazione delle coscienze. E stato un tempo in cui si è arato in profondità. Si è riletta la chiesa, si è riletto il Vangelo. E si sono formati uomini di grande spessore religioso e civile, che più tardi sarebbero emersi.
Per questo cè chi si chiede se labbandono del campo politico, che è arrivato praticamente a sconfessare il partito popolare, chiedendo a uomini come D. Sturzo di abbandonare il campo, non sia stato un errore che ha permesso il trionfo del fascismo ed ha scoraggiato limpegno politico di tanti cattolici. Vai allindice:Come è stato recepito il Concordato a Vedelago Dalla cronaca locale veniamo a conoscere che don Giuseppe Mattara si adeguò allatteggiamento generale; che non cercò la rottura, ma un "modus vivendi" che consentisse alla chiesa di svolgere la sua missione religiosa, senza interferire nella questione politica. Il 17 febbraio 1929, sei giorni dopo la Conciliazione, veniva celebrato con grande solennità lavvenimento, e si riferisce che don Giuseppe Mattara esaltava il fausto evento, inneggiando a Sua Santità, al Re dItalia e al Duce, che più volte appella come uomo della Provvidenza".. Alcuni giorni dopo, il Podestà di Vedelago mandava al Prefetto di Treviso questo telegramma: "Mi onoro informare lEcc. V. che lunedì 19 corr., nei pomeriggio, il Clero locale offrirà a questo Municipio il Crocefisso, attestando la perfetta fusione di spirito che lega le due autorità Civile e Religiosa nei due grandi sentimenti della fede in Dio e nella Patria". Solo gli avvenimenti successivi, di conflitto tra la chiesa e il fascismo, e il graduale cammino verso la guerra, collocarono, o almeno manifestarono in don Giuseppe Mattara la libertà di fronte al Partito fascista.
La situazione nella parrocchia 1. La nuova chiesa diventava funzionante e portava un fermento nuovo di entusiasmo e di iniziative religiose particolari, dalle predicazioni generali, ai lavori formativi dei gruppi particolari. Alle difficoltà dei primi anni di ministero di don Giuseppe, subentrava un consenso generale da parte della gente, che apprezza il Parroco e lo segue con fiducia. 2. Cè una nuova domestica, la Sig.na Angela Torresan. Fino agli anni trenta, don Giuseppe Mattara aveva unanziana e stimatissima domestica, che già era stata con Mons. Gallina a S.Zenone; diventato egli Vicario Generale, don Giuseppe la portò con sé a Villorba. La Sig.na Angela Torresan andava a Villorba ogni tanto, per le grandi pulizie. A Vedelago prese stabile dimora nel periodo della costruzione della nuova chiesa. "Era una signorina alta di statura, dal tratto signorile e piena di cuore con la gente. Le piaceva chiacchierare, ma sapeva fare da intermediaria saggia e responsabile tra la gente e il parroco.Suo compito maggiore era di far arrivare alla gente i generi alimentari (la carità in denaro era riservata al parroco, perché cera di mezzo la corsa alle osterie). Con i lavoratori della chiesa era premurosa nello sfamare con pane, marmellata, salame, formaggio e un bicchiere di vino che a quei tempi valeva quanto un pranzo in ristorante". (dalla testimonianza di Antonio Beghin).3. Cè unattenzione particolare alla Cassa Rurale. Nel 1930 essa si presentava con centotré soci e il parroco nella visita pastorale la definiva con una nota "importantissima" tra tutte le opere parrocchiali. E una nota significativa che vuole mettere in evidenza non soltanto un suo giudizio personale, quanto una proposta che egli faceva alla Diocesi. 4. Cè poi un rilievo preoccupato per il fenomeno dellemigrazione. "Ci sono più di trecento emigrati in America, in Francia, in Belgio. Emigrano solo i bisognosi e per quanto si poté lemigrazione fu sempre combattuta"Il parroco si tiene in relazione con i suoi emigranti e tutte le volte che necessità o convenienza lo impongono, tutti si accostano spontaneamente ai sacramenti "..al partire e al ritorno". Questo ci porta a dare uno sguardo anche alla situazione economica e sociale nella Diocesi di Treviso. "Negli anni 30 si presenta una crisi economica a dimensioni mon diali. Ci sono due date significative: 1926 e 1931. Con il ripristino del padronato si stabilizzano i contratti di mezzadria e si organizzano le corporazioni, che attutivano i conflitti di classe.In realtà aumentarono a dismisura i disoccupati. Ci fu un orientamento verso Marghera, ma con grossi disagi per i pendolari ed una insufficienza di posti di lavoro. Si trasferirono i contadini nelle terre di bonifica.Nel frattempo i poveri venivano assistiti con refezioni scolastiche, colonie estive, dopolavoro. I giovani venivano indottrinati con uno sport propagandistico. Nel 1931 la crisi esplode violenta. I conflitti con il regime non erano tanto per lanti-fascismo, ma per la fame. Le opere assistenziali non bastavano. Ci sono manifestazioni di contadini a Fanzolo, Caselle di Altivole, Riese nel 1932 e non è assente la violenza; 30.306 veneti vengono fatti emigrare nellAgro Pontino, approffittandone anche per fare una epurazione delle persone più infide". (Brunetta "Storia di Treviso"). Vai allindice:L AZIONE SOCIALE DI D. GIUSEPPE MATTARA "A Vedelago cerano 2064 persone con 250 famiglie: 15% benestanti, 55% benestanti di facciata, 15% poveri e 15% miseri. Nella stragrande maggioranza delle famiglie, la povertà si teneva nascosta per diverse ragioni, non soltanto per la vergogna, e, a stomaco vuoto, si voleva dare limpressione di essere e di avere quello che non si era e non si aveva. Le conseguenze si vedevano nella malnutrizione (era il Comune che aveva più tubercolotici della Provincia e per loro è stato fatto il "Lazzaretto.Le cause erano nel lavoro pesante, negli affitti esosi, equivalenti a circa metà del raccolto, nei terreni poco produttivi, e, non ultima causa, nel disordine dei ruoli irrigui. Mons. Mattara interveniva (anche segretamente) presso i padroni perché temporeggiassero circa gli affitti; presso la popolazione sviluppando molto il "Pane di S. Antonio", presso la Parrocchia organizzando il volontariato, dopo la prima messa festiva, per i lavori nei campi delle famiglie impossibilitate per malattie improvvise; ma si impegnò più in particolare su alcune questioni specifiche:
La malattia era la disfatta anche economica. Una degenza in ospedale di 40 giorni, comportava una spesa pari al valore di un campo di terra (molte famiglie colpite da malattie infettive, non si rialzarono più). Di qui è nato linteressamento per listituzione di una mutua malattie dei coltivatori diretti. Istituzione ostacolata da parte dei medici e delle ostetriche, ma che poi è entrata come conquista civile. Vai allindice:La questione dellacqua per lirrigazione "L acqua era sempre stata una ricchezza divisa tra i più grossi proprietari. Prima del 1900 cerano già questioni per furti di acqua". Nel nostro tempo prevalse una certa "camorra" che veniva dai vertici amministrativi, in modo particolare nel periodo fascista, ma che continuò anche nellultimo dopo guerra L intervento di Mons. Mattara portò ogni agricoltore ad avere il sito certificato con su scritto i giorni e le ore di cui aveva diritto per irrigare i suoi campi (ogni 11 giorni, una volta di notte, una di giorno). Lintervento ebbe un risultato straordinario e il sistema fu applicato anche negli altri paesi. Prima di allora lacqua arrivava con orario ridotto ogni 28 giorni". (Testimonianza di Antonio Beghin).Mons. Mattara dapprima si occupò del problema presso il Consorzio Brentella, impegnando vari parroci della Pedemontana per unazione comune e per dare una coscienza della importanza della questione ai contadini; poi passò a formare in paese una "Commissione che regolasse tutti i ruoli" e lui volle farvi parte per verificare di persona il buon andamento di ogni cosa Le difficoltà derivavano dal fatto che alcuni grossi proprietari pretendevano luso ingiusto e privilegiato dellacqua per le proprie terre e spesso si arrivava a rubare ai piccoli le già scarse disponibilità che essi avevano. Si imponeva un lavoro di mobilitazione, di rottura con i più garantiti, che poi erano coloro che dettavano legge in paese, una denuncia senza timore delle ingiustizie. Alla fine lautorità del parroco trionfava e dava coraggio ai piccoli che formavano la massa popolare. E stata una grande vittoria, ottenuta attraverso il coraggio anche del conflitto. E stata una vittoria della solidarietà cristiana, e prima ancora del Vangelo. Tante volte, per rincuorare la gente, presentava la parabola del buon samaritano: era da quella parola che veniva la sua autorità e la sua forza. "Per essere cristiani bisogna imparare a vedere le persone ferite, a scendere da cavallo, a fermarsi, a pagare di persona". Mettendo in pratica questa parola, nella situazione concreta delluso dellacqua, tutti ne comprendevano il significato profondo e inequivocabile". Vai allindice:
La Cassa Rurale era unopera iniziata nel 1901 da Mons. Brusatin. Si era rivelata "opera importantissima" come la definiva nel 1930 don Giuseppe Mattara nella visita pastorale di Mons. Longhin. Ma le difficoltà per la sopravvivenza erano immense; (rimandiamo per questo alle note riguardanti Mons. Brusatin). I tempi erano tristi. Gli spazi di autonomia per ogni tipo di organizzazione che non fosse diretta o controllata dal Partito Fascista si andavano restringendo sempre più. Molte Casse Rurali e Cooperative (vedi Fossalunga) furono costrette a chiudere. Soprattutto poi quando si fecero sentire sempre più devastanti gli "effetti della crisi del 29". Già a partire dal 31 cominciarono a mancare i fondi per i prestiti, nel 32 non si fecero utili ed in breve si arrivò alla paralisi quasi totale di ogni attività, per limmobilizzo di buona parte del portafoglio e per la difficoltà di realizzare i crediti. I bilanci dal 34 al 36 furono "chiusi in rosso". La piccola Cassa, strettamente locale e rurale, "si trovò in balia degli eventi". Nessuno laiutò. Avrebbero potuto risultare fatali dapprima limposizione, da parte dellIspettorato della Federazione delle Casse Rurali di Padova, di eliminare le partite irrealizzabili (1935) e successivamente (1936) due lettere della Banca dItalia con le quali si invitava a convocare lAssemblea dei soci "per deliberare il reintegro delle perdite accertate o latenti o la messa in liquidazione della Società". Dopo una trattativa avviata personalmente già dal 34, nella seduta di Consiglio del 29 novembre 1935, Mons. Mattara comunicava agli Amministratori che le Suore Francescane di Gemona erano disposte ad acquistare lasilo di proprietà della Cassa per 60.000 lire. Ma era necessario attendere lapprovazione dei soci e "forse" ancora "loperazione non era matura" nella coscienza e nella volontà di molti, anche se si era disposti a riconoscere che la proprietà dellasilo costituiva un "onere continuo" per la Cassa. Eppure si sarebbero potuti risolvere, nel migliore dei modi, i problemi contingenti dellIstituto e ciò senza che ne derivasse alcun gravame per la Parrocchia, in quanto le Suore si sarebbero assunte in proprio ogni responsabilità conseguente allacquisto dellimmobile, in primo luogo limpegno di far funzionare lasilo e la tipografia. Al precipitare della situazione, cioè in seguito alle citate lettere della Banca dItalia, a fine 36, D. Giuseppe Mattara dapprima impegnò la Parrocchia con una cambiale di £. 30.000. Poi, nellanno seguente, perfezionò la vendita dellasilo.Delloperazione informava il Vescovo di Treviso con i seguenti dati: "Il 1906 la Cassa Rurale impegna L. 36.000 per il fabbricato uso Asilo Infantile. Nel 1921 viene aggiunto un altro fabbricato per uso suore e tipografia con la spesa di L. 72.000 Le somme non fruttarono alcun interesse. Per altri 5 anni la Cassa impegnò in macchine tipografiche L. 50.000 senza alcun interesse. Nei primi anni del 1900 la Cassa Rurale aveva fatto costruire la "Sala per interessi cattolici" ed aveva comperato strumenti musicali per banda per L. 15.000. somma ancora scoperta. Nei vari anni offrì per la costruzione della nuova chiesa gli utili netti, per somma di L. 75.000 Ora date le nuove e critiche condizioni finanziarie e la forte diminuzione di depositi, la Cassa Rurale è stata costretta a cedere e locali e tipografia alle suore perché, rimanendo ancora scoperta la somma di L. 62.000, che la Parrocchia con il parroco dovrà rimborsare alla Cassa tanto benemerita, è necessario evitare un doloroso fallimento Il parroco non poteva impegnare economicamente la parrocchia in favore della Cassa Rurale poiché era impedito dalle norme esistenti, ma volle ugualmente impegnarsi per eliminare tutti quegli ostacoli burocratici e legali che si frapponevano alla vendita dellasilo. E ci riuscì: lIstituto Margherita Sanson venne ceduto alle suore Francescane per L. 60.000 nel 1937. In questo modo la crisi fu superata senza aggravi per la parrocchia Il Cinema è stato voluto dal Mons. Mattara nel 1934. Il partito fascista operava per distaccare la gente dalla influenza della chiesa. A Vedelago era stata costruita la "Casa del Fascio" era divenuta punto di riferimento per la gioventù e per le varie attività sportive, unite ad una educazione pre-militare. Il sabato fascista raggruppava molte persone e si pensava di fare una sala del cinema per dare al partito il monopolio di tutta la nuova generazione. Il Parroco ha voluto prevenire questo, adoperando la licenza di una sala per teatro, che già esisteva con il nome di Margherita Sanson"; è corso a Roma per trasferirla e trasformarla in licenza per "Sala del cinema . Ottenuto il permesso da Roma, in pochissimo tempo costruiva la nuova sala, attirandosi tutti gli improperi dei gerarchi fascisti locali, che si erano visti preceduti.Ma le difficoltà non erano solo da parte dei fascisti. Un mondo cattolico si sentiva in pericolo per lattrazione che rappresentava il cinema per le popolazioni rurali e per le compagnie miste che esso provocava. Mons. Mattara si impegnava a collegare tutte le sale cattoliche che erano già sorte, con lo scopo di obbligare così la produzione dei film a produrre film educativi. Daltra parte egli vedeva nella libertà dei giovani non un ostacolo, ma la prova per una maturazione che preparasse ai tempi che venivano avanti. Non si trattava di chiudere gli steccati per separare dal mondo, ma di prendersi il carico di prepararli per andare nel mondo. Con questi obiettivi il lavoro è stato avviato e ha dato i suoi frutti. E don Giuseppe Mattara si faceva forte dellintervento di Pio XI sulle sale cattoliche, fatto il 29/6/1936, per superare le difficoltà dellopinione pubblica anche ecclesiale.Il data 13 settembre 1937 il Podestà Serena scriveva alla Commissione Provinciale di Vigilanza, presso lUnione Provinciale Fascista degli Industriali: Questo reverendo arciprete Don Giuseppe Mattara intenderebbe adibire la nuova sala denominata "Oratorio S. Martino, anche ad uso cinematografico. Per questo uso debbo esprimere il mio parere favorevole poiché nel Comune, che conta circa 11.000 abitanti, non ci sono altri cinematografi e perché la sala è particolarmente adatta per questo uso. Pregherei pertanto codesta spett. Unione se volesse darne analoga comunicazione allOn. Ministero della Cultura popolare che ha in eoicco la domanda del richiedente". Contemporaneamente a questi passi "parrococentrali" si muoveva in concorrenza il Dopolavoro Rurale che in data 20 febbraio 1937 presentava domanda allOn. Ministero per la Stampa e Propaganda fascista di Roma per il nulla osta per lapertura della sala teatrale di questo dopolavoro rurale, annessa alla casa del Fascio di Vedelago, di recente costruzione al fine di poterla adibire a rappresentazioni teatrali e cinematografiche sotto la direzione e sorveglianza del dopolavoro Rurale. Lo stesso podestà Pietro Serena in data 6 agosto 1939, in riscontro a questa domanda, rispondeva alla Questura di Treviso, "che la sala del dopolavoro per assoluta mancanza di mezzi non può provvedere all'allestimento della sala cinematografica" Di fatto è stata la rinuncia, da parte del partito fascista, di aprire una sala cinematografica concorrente con quella della sala parrocchiale.
Le ispezioni della sala parrocchiale venivano fatte il 5 novembre 1937. Il permesso di aprire la sala veniva dato al parroco il 16/11/1938 Il 3 novembre 1939 cera la visita della Commissione di vigilanza sui locali adibiti a pubblici spettacoli. Lagibilità era data nel 1942. L'educazione religiosa della gioventù doveva essere messa al primo posto. Era la risposta qualificante della chiesa di fronte alle spinte disorientatrici della dottrina e della prassi fascista Già ai tempi di Pio X° erano usciti ventun documenti relativi al catechismo. Longhin ne aveva fatto un perno per la sua opera di ricostruzione morale e spirituale dopo la prima guerra mondiale. Mons. Brusatin a Vedelago aveva dato vita ad un catechismo illustrato che si era poi diffuso in tutta la diocesi. Don Giuseppe Mattara, per linsegnamento catechistico a Villorba, aveva avuto un riconoscimento particolare da parte dei parroci della forania. Ora egli si preoccupa di formare delle catechiste allaltezza di questo compito. Trova una lodevole corrispondenza nelle suore e in alcune maestre. Divide i ragazzi per classi maschili e femminili, e per questi decide di fare la "Casa della Dottrina Cristiana", trasformando e adattando un locale attiguo alla chiesa, che nei secoli precedenti era stato prima la casa canonica, poi la casa del cappellano.
Il suo sforzo non era però soltanto rivolto allambiente: adoperando il catechismo illustrato di Mons. Brusatin, con i mezzi audio-visivi che erano una novità nella Diocesi, prese la responsabilità diretta del catechismo, mettendo in opera quello che aveva imparato come metodo per farsi capire dallanziana insegnante di Villorba. Il lamento però che egli esprime più volte è che i genitori si disinteressavano e delegavano tutto ai preti e alle suore (vedi Visita Pastorale 1930). Verso la seconda guerra mondiale Il Papa Pio XI° ha vissuto gli anni che hanno preceduto la seconda Guerra Mondiale. Ne era ossessionato. Già nel gennaio 1931 alzava il grido del profeta: "Signore, distruggi coloro che vogliono la guerra", grido che avrebbe ripetuto più volte. In quegli anni in Italia trionfava il fascismo, in Germania il nazismo, in Russia il comunismo. Per ognuno di questi fronti, Pio XI° interveniva con lettere circostanziate e relativi discorsi. Per lItalia interveniva con giudizi severi in riguardo alla guerra di Etiopia ("Non
cè bisogno di guerre e non si ha il diritto di privare altri popoli della
propria libertà 27/8/1935) e in riguardo alla guerra di Spagna ("i
fratelli uccidono i fratelli.. per arginare il male ci vogliono intenzioni rette che non
intorbidino la giustizia.. La guerra è sempre tremenda e immane" -
ottobre 1936). La via Crucis: particolare E' opera dello scultore Moroder di Ortisei. Suoi anche gli sltari in rilievo del S Cuore e dell'Immacolata del 1937 Per la Germania interveniva denunciando la follia del nazional-socialismo (giugno 1933). "In Germania cè una religione.. della razza. E un neo-paganesimo" (17/6/1934). "Sono proposizioni assurde quelle della disuguaglianza tra razza pura e privilegiata e quelle della religione in funzione della razza e quelle dello stato che è sopra tutto e sopra tutti" (dicembre 1938). Dopo l'enciclica "Quadrigesimo anno" (15/5/1931) sulle questioni sociali,scrisse quella sul Comunismo ateo (19/3/1937), denunciando i mali che stavano aggravandosi sul mondo per i disordini portati dalle ingiustizie delle classi sociali e dalle soluzioni aberranti del comunismo: "Con la pretesa di onorare lo stato si disprezza la sapienza evangelica, facendo risorgere gli errori dei pagani e il loro tenore di vita" Pio XI° moriva il 10 febbraio 1939 Don Giuseppe Mattara era stato parroco a Villorba, una parrocchia vicina al Piave. Cera stato dal 1913 al 1921: aveva conosciuto la guerra nella zona delle operazioni militari, con tutti i dolori, le angoscie, le speranze, i pianti dei soldati, degli orfani, delle vedove, delle famiglie divise.Questa esperienza laveva preparato; ma ora gli avvenimenti precipitavano. La nuova chiesa pavimentata in mosaico nel 1945 Vai allindice: |