Capitolo ottavo

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Capitolo ottavo

Indice:

MONS. BRUSATIN SEMPRE PIU’ PADRE E PASTORE NELLA SUA VEDELAGO

TEMPI DI GUERRA

IL SUO CA TECHISMO

IL RAPIDO SVILUPPO DELLA TIPOGRAFIA DELLE SOCIETA'

LA CASSA RURALE ANCORA AL CENTRO DI OGNI INIZIA TIVA

L’ORGANIZZAZIONE SINDACALE DEI CONTADINI

MONS. BRUSATIN SEMPRE PIU’ PADRE E PASTORE

NELLA SUA VEDELAGO

Anche se in paese, a capo delle varie associazioni, cominciano a crescere persone capaci di una certa autonomia, come ad esempio in Cassa Rurale, è sempre il parroco l’anima e la guida di ogni istituzione ed iniziativa .

Non c’è comitato che non richieda la sua partecipazione, come ad esempio quello per l’organizzazione delle fiere e del mercato, che, nell’estate del ‘13, quando don Luigi è in piena "bagarre" elettorale a Treviso, lo nomina con unanime acclamazione Presidente Onorario.

Tutta la comunità gli è molto grata per aver fatto la scelta di rimanere a Vedelago. Don Giuseppe Falconi, parroco di Fanzolo, in occasione della prima messa prelatizia di mons. Brusatin a Vedelago, l’li novembre 1916, cerca di interpretare "il comune sentimento di affettuoso attaccamento" da parte di tutta la popolazione, esprimendo il ringraziamento unanime per quel "nobilissimo atto" che l’aveva portato a preferire l’amore della sua gente all’onore

A Vedelago c’è ancora tanto da fare e poi sono ormai tempi di guerra, duri e dolorosi.

piazzafesta.jpg (22320 byte)Un giorno di festa aVedelago

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TEMPI DI GUERRA

"In tempo di guerra era il padre non solo, ma qualche volta anche il capitano: asciugò tante lacrime e confortò tutti quelli che a lui ricorrevano", ricorda un socio nell’assemblea della Cassa Rurale del 3 marzo 1921.

E’ appena il caso di ricordare il ruolo insostituibile e provvidenziale svolto dai parroci negli anni di guerra, punti di riferimento essenziali per tenere i contatti con i soldati al fronte, per assistere le famiglie, per organizzare la vita civile in settori lasciati scoperti dai molti richiamati, per dar vita a comitati di assistenza e di soccorso.

La sintesi di tutta questa attività svolta dal clero può bene essere rappresentata dalla figura del vescovo Longhin, che, dopo Caporetto, nel momento del pericolo, delle distruzioni, degli sfollamenti, resta sul posto a Treviso come unica autorità credibile, esempio, sostegno, speranza per le popolazioni locali

Anche mons. Brusatin fa la sua parte e fin dal giugno del ‘15 comincia ad ospitare i figli dei richiamati nell’Istituto Margherita Sanson, offrendo vitto e alloggio.

Non pensa a chiedere sussidi, ma mette a disposizione tutto quello che ha, senza misura.

Quando negli anni seguenti si cercherà di dare di don Luigi un’immagine di sacerdote un po’ troppo attento ai suoi interessi economici, bisogna ricordare questa iniziativa, se non bastassero le altre già spese per la sua gente.

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IL SUO CA TECHISMO

Tutte le iniziative di carattere sociale di mons. Brusatin, però, trovano una loro giusta collocazione e una piena giustificazione, soprattutto se ricondotte al suo ministero pastorale.

Fin dai primi anni della sua presenza a Vedelago, don Luigi avverte l’importanza di un’istruzione religiosa corretta ed approfondita, indispensabile per lo sviluppo di una religiosità non ferma a manifestazioni di culto, ma radicata nella mente e nella pratica quotidiana.

Per questo fa di tutto per avere a Vedelago le Suore Francescane, cui affida l’istruzione dei fanciulli e delle ragazze.

Il nuovo asilo offrirà gli ambienti per il Catechismo e per l’Oratorio femminile. Di quello maschile, collocato nelle adiacenze e nel cortile posteriore della Canonica, si occupa lui stesso, coadiuvato dal cappellano, don Giovanni Miatto.

Ma avverte come sia difficile interessare i ragazzi agli argomenti proposti ed ancor più farli partecipare all’attività catechistica. Troppo teoriche ed astratte le proposte, troppo difficile il linguaggio, e quindi unicamente mnemonico e ripetitivo l’apprendimento.

Non è che fosse il solo a fare simili constatazioni.

Mons. Bergamo, arciprete di Montagnana, al 10 Congresso catechistico padovano organizzato dal vescovo Pellizzo, nel 1911, lamenta :

"Nella nostra diocesi in quest’ultimo quinquennio si è molto lavorato per l’azione cattolica; si sono moltiplicati i circoli giovanili, dappertutto fioriscono casse rurali, società operaie, cooperative, comitati parrocchiali, mentre le scuole della dottrina cristiana quali più e quali meno sono rimaste quelle che erano, senza fare un passo avanti. I fanciulli vengono, il parroco si sfiata, ma l’utile è poco, diciamolo franca-mente, è molto poco".

In effetti, ormai da qualche tempo, le gerarchie ecclesiastiche si stanno occupando del problema.

L’impostazione dei vari catechismi è ancora quella data, nel 1600, dal card. Bellarmino ed ha bisogno di un profondo rinnovamento.

Già nel 1896 si era tentato qualche ritocco con il nuovo testo di catechismo approvato dall’episcopato veneto, ma è soprattutto nei primi anni del 1900, di pari passo con i mutamenti in atto a livello teologico-pastorale e soprattutto pedagogico, che si avverte, sempre più condivisa, l’esigenza di una nuova impostazione, fondata su due principi: una maggiore attenzione all’evoluzione psicologica dell’alunno, la necessità di seguire un metodo intuitivo ed esperienziale.

Sono anche gli anni dei contrasti per l’insegnamento religioso nelle scuole e, più in generale, della diffusione di teorie avverse alla fede. Di questo si preoccupa in particolare Pio X, che, fin dal 1905, nell’enciclica "Acerbo nimis", richiama l’importanza dell’istruzione religiosa, rimedio fondamentale ai mali della società, e nello stesso anno propone un nuovo Catechismo, quello così detto di Pio X.

La preoccupazione maggiore è di fornire ai sacerdoti una serie di precise definizioni dogmatiche, che non lascino spazio ad interpretazioni individuali; questo èanche il suo pregio maggiore: aver creato una certa omogeneità di dottrina e di pratica tra i fedeli.

Ma non c’è indubbiamente molta attenzione per il momento psicologico degli alunni, nè apertura verso le nuove esigenze didattiche. L’impostazione, anche nell’edizione ridotta per i fanciulli del 1912, è essenzialmente teorica e teologica, a volte il linguaggio ed i concetti sono di difficile comprensione, mancano riferimenti concreti ed applicazioni pratiche; i ragazzi devono per forza imparare a memoria.

Con questo strumento si trova ad operare mons. Brusatin nel suo insegnamento catechistico. E non può che seguirlo domanda per domanda. Però cerca di renderlo meno astratto, più espositivo ed esemplificativo, ricorrendo a fatti e ad esempi tratti dalla storia sacra e da quella ecclesiastica, cercando di avvicinare quelleverità ai problemi dell’uomo di ogni tempo.

Il metodo è appunto quello intuitivo, che comincia ad essere usato anche a scuola in quegli anni. Perchè poi tale metodo risulti efficace, soprattutto per captare l’attenzione dei ragazzi, il parroco ricorre ampiamente e felicemente all’ illustrazione di ogni pagina, alla visualizzazione di ogni fatto, come in quegli anni era raccomandato anche dai vari congressi catechistici, attraverso una serie di quadri espressivi e significativi anche artisticamente.

Può farlo grazie al contributo essenziale di suo cugino, il prof. Gigi Gasparini, che, come abbiamo già ricordato, aveva affrescato l’abside della chiesa di Vedelago ed ancor più ampiamente la chiesa di Fanzolo.

L’originalità dell’opera consiste soprattutto nel fatto che i quadri non sono riproduzioni di opere classiche, ma sono ideati, pensati e costruiti appositamente per l’insegnamento del catechismo. Ne nasce un’opera imponente, suddivisa in nove volumi o serie, dalle 150 alle 200 pagine ciascuno e corredata da 1008 diapositive del formato di 8 cm. e mezzo per 108.

Si comincia con un largo compendio di Storia sacra, si dà poi ampio sviluppo, alla vita di Gesù Cristo, si accenna in seguito ai principali fatti della Storia della Chiesa, si conclude infine con la spiegazione della liturgia, riferita soprattutto alla S. Messa.

Le approvazioni non tardano ad arrivare, prima la lettera gratulatoria del Vescovo Longhin, pubblicata nell’introduzione al primo volume, unitamente a quella del Censore mons. V. Bernardi, professore di teologia dogmatica in Seminario.

Nel Bollettino Ecclesiastico del ‘23, poi, una recensione del prof. Carlo Agostini valuta l’opera di mons. Brusatin, che per qualche tempo cerca di nasconderne la paternità, "di eccezionale valore" e "genialmente singolare".

Ma l’interesse per il lavoro trascende ben presto, l’ambito locale; Vescovi ed eminenti Religiosi esprimono lusinghieri giudizi, confermati anche dall’autorevole apprezzamento della Direzione generale per l’istruzione primaria ed elementare, che, in una lettera a mons. Brusatin del 4 dicembre 1923, così si esprime:

"L’accuratezza della compilazione, l’esposizione semplice, chiara ed attraente, lafelice scelta degli episodi e dei quadri che accompagnano le lezioni, che possono essere illustrate anche con proiezioni, il senso del divino e della provvidenza che emana da tutta la pubblicazione, conferiscono alla medesima un carattere di assoluta novità e la rendono particolarmente interessante... ".

Lo stesso ministro della Pubblica Istruzione, prof. G. Lombardo Radice, lo raccomanda alle scuole ed alle biblioteche come utile materiale didattico.

Il successo è immediato: l’opera è richiesta da ogni parte d’italia, ma ben presto è conosciuta anche all’estero, soprattutto in Francia, in Germania ed in America, da dove giungono ordinativi per oltre 2.000 copie. Lo stesso mons. Cerutti, divenuto parroco di Torre di Pordenone, dimostra notevole interesse per il Catechismo di mons. Brusatin, con il quale intreccia una corrispondenza amichevole.

Grande è l’impegno ed il lavoro per la Tipografia "Ars et Religio", di recente costituzione, gestita dalle ormai provette Suore Francescane, che eseguono anche le diapositive.

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IL RAPIDO SVILUPPO DELLA TIPOGRAFIA DELLE SOCIETA'

Abbiamo già ricordato come, fin dagli ultimi anni del secolo, don Brusatin si fosse molto interessato all’attività tipografica, che riteneva molto utile per le Associazioni locali. Ma è soprattutto dal 1914 che il parroco vede la possibilità concreta di dotarsi di quel macchinario di base, che gli consente di assumere quasi ogni tipo di lavoro.

L’occasione è data dalla liquidazione della tipogafia del giornale "Il lavoratore"; il sostegno finanziario è dato dalla Cassa Rurale, che diventa proprietaria di buona parte delle macchine, acquistate per 9.700 lire.

Nello stesso anno il nostro monsignore comincia a dare forma ad un suo ambizioso progetto. Nel dicembre del ‘14 si reca a Gemona a parlarne a madre Carmela François, Superiora Generale delle Francescane: chiede di poter raccogliere delle giovani aspiranti, di condizione modesta, che, in attesa di maturare la loro vocazione e di entrare in convento, possano dedicarsi al lavoro nella tipografia e nello stesso tempo, allo studio.

In quell’occasione il parroco di Vedelago non riporta che "frasi molto vaghe, ma anche abbastanza soddisfacenti", che gli lasciano la convinzione di "non aver fatto il viaggio invano" ~

Ma la guerra interrompe la definizione del progetto.

L’attività della Tipografia intanto diventa sempre più intensa; ci lavorano alcune suore e quattro operaie: Innocente Maria di Pietro, Comm Emma di Clemente, Rizzante Erminia di Enrico e Rizzante Olga di Giovanni, tutte del paese. Cambia anche il nome: nel novembre del 1916 la "Tipografia della Cassa Rurale" diventa "Tipografia delle Società" A causa della chiusura delle tipografie cittadine, trovandosi ormai Treviso a ridosso del fronte, si moltiplica il lavoro per quella di Vedelago, tanto che se ne serve la stessa Curia per stampare il Bollettino diocesano.

Mons. Brusatin può riprendere il discorso interrotto con le Suore francescane, in termini di attuabilità, solo alla fine del 1918. In una lettera a Madre Carmela, l’otto dicembre, ripropone il suo progetto: gli scopi sono quelli di offrire "a giovani aspiranti allo stato religioso, di condizione povera, un mezzo per guadagnarsi il pane" e "procurarsi anche una relativa istruzione..., avendo così maggior agio per maturare la loro vocazione" in un ambiente protetto.

Nessun impegno ne deriva per l’ordine: se le aspiranti sono bene accette all’Istituto di Gemona, bene; in caso contrario, è cura del parroco sistemarle presso altri ordini.

Insiste il monsignore, nel gennaio successivo, richiedendo addirittura una decina di suore per far fronte agli impegni assunti, soprattutto per curare l’edizione parziale del Catechismo illustrato. C’è bisogno anche di nuove macchine: si acquistano così un’ "Optima", speciale per la tiratura di clichès, del valore di 17.500 lire, altre cinque macchine operative e 12 quintali di caratteri. In totale, nel bilancio dell’anno 1919, la Cassa Rurale iscrive ad inventano, sotto la voce "Mobili di Tipografia", la somma di L. 65.535.

Ormai tutto è pronto per l’accordo con le Suore; per vincere le ultime resistenze, don Luigi porta l’esempio di altri istituti Religiosi di Suore che gestiscono Tipografie, a Castelletto di Breganze ed a Rivarolo Ligure

L’accordo viene stipulato l’otto settembre tra il parroco di Vedelago, rappresentante della Cassa Rurale, e la Superiora Generale delle Francescane, Madre Carmela François. Si prevede l’affidamento dell’Istituto "M Sanson" alle Suore, che s’impegnano a fornire otto Religiose; le operaie, "di condotta morale e religiosa irreprensibile", devono vivere separate dalle Suore, sotto la sorveglianza di una di esse L’Istituto percepisce direttamente lo stipendio delle due maestre comunali, delle due maestre dell’asilo e della maestra di lavoro; in più la Cassa Rurale s’impegna a sborsare "quanto è sufficiente perchè alla Casa generalizia venga versato un annuo canone" di L.1.500.

Don Luigi raggiunge così alcuni obiettivi che gli stanno particolarmente a cuore: assicurare la continuità di una produzione editoriale che può portare tanto "bene morale e religioso alla causa", completare la serie del suo Catechismo tanto richiesto, aiutare spiritualmente e materialmente le giovani aspiranti nella preparazione alla vita religiosa, dotare l’Istituto "M.Sanson" dei mezzi necessari di sopravvivenza.

Ma il giusto equilibrio tra le diverse esigenze non sarà poi così facile trovarlo.

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LA CASSA RURALE ANCORA AL CENTRO DI OGNI INIZIA TIVA

Sempre provvidenziale ed insostituibile si conferma il ruolo della Cassa Rurale per ogni tipo cli iniziativa realizzahile a Vedelago; in questi anni è la volta della Tipografia e dell’Asilo.

L’Istituto di credito locale si trova naturalmente esposto alle incertezze ed alle difficoltà economiche prodotte dalla guerra, ma riesce a fronteggiarle egregiameitte: "La nostra Cassa ha potuto rispondere immediatamente a tutti i ritiri di depositi libretti ed anche di somme vincolate, tutto questo l’ha circondata di maggior simpatia e credito, tanto che, appena passato il panico i depositi affluirono in modotale da sembrare una esagerazione". annuncia don Brusatin aliassembla del 1916.

Ma "anche la sovrabbondanza di sangue", osserva in quell’occasione il Presidente Guidolin, "può essere dannosa non meno dell’anemia"; infatti i depositi sovrabbondanti, che solo in parte è stato possibile collocare fruttuosamente, limitano sensibilmente gli utili

I soldi a Vedelago circolano più di prima; l’economia di guerra gonfia naturalmente i prezzi dei prodotti agricoli, e consente maggiori profitti ai contadini; nonostante le requisizioni di bestiame, contro le quali gli allevatori imparano a difendersi in tutti i modi, il patrimonio bovino del paese è in costante aumento, "uno dei rarissimi casi della provincia" ; infine giungono per quasi 700 famiglie del Comune i sussidi giornalieri per le famiglie povere dei richiamati

Si verifica un altro momento di grande panico, e quindi un’altra corsa al ritiro dei depositi, dopo Caporetto: "I momenti sono critici per tutti, ma criticissimi per la Cassa Rurale", lamenta il Presidente Guidolin in una lettera del 2 novembre 1917, in cui comunica alla "S.Liberale" il ritiro delle somme depositate18 Ma ancora una volta la Cassa, grazie alla sua politica previdente, riesce a far fronte all’emergenza ed a guadagnarsi la fiducia dei clienti, che l’anno seguente fanno affluire denaro in modo "così enorme da doverne rifiutare"

Oltre a queste improvvise e pericolose fluttuazioni di denaro, la guerra lascia qualche altra traccia meno evidente nella vita dell’Istituto.

Sono numerosi i soci assenti dalle assemblee annuali perchè al fronte o militarizzati nei lavori di trincea o di manutenzione delle strade; tra gli altri deve partire anche il factotum della Cassa, "Bepi Russia", ancora nell’ottobre del ‘16, sostituito dal fratello Enrico e, per un certo periodo, dal cappellano don Ignazio Martini,

La Cassa comincia a sottoscrivere un po’ di titoli del prestito Nazionale, per compiere il suo dovere verso la patria, imitata però soltanto dall’Amministrazione Comunale, ma è più sollecita ad offrire la propria collaborazione al Sindaco ed alla Giunta per "l’acquisto e la vendita delle dèrrate", al fine di "garantire il tranquillo vivere della popolazione"

Il tema della guerra entra anche nei lavori dell’assemblea dei soci del ‘17, ma solo per "manifestare il voto di vittoria e di pace" di tutti i presenti.

Del resto la guerra nei nostri paesi è subita con rassegnazione, anche se in genere vissuta con grande senso del dovere. Basta leggere le lettere scritte dai soldati di Vedelago al fronte: non si parla certo di patria, di vittoria, di gloria, ma di problemi e di interessi molto concreti ed immediati

Anche i parroci del Comune, sull’esempio di mons. Brusatin, compiono fino in fondo il loro dovere, come riconosce il pretore di Castelfranco in una lettera dell’agosto 1918 al sindaco di Vedelago, in cui ringrazia i sacerdoti della loro collaborazione

Ormai la guerra si sta concludendo vittoriosamente, i depositi tornano ad affluire alla Cassa in grande abbondanza, il movimento di affari raddoppia in breve tempo.

Si apre una stagione di grandi e nuove prospettive per l’Istituto: si potenzia notevolmente la Tipografia, che non riesce a far fronte alla massa crescente di ordini, si giunge all’accordo con le Suore, di cui abbiamo già trattato, si ricostituisce la Banda con una rinnovata dotazione di strumenti, si pensa ad ingrandire la Sede utilizzando anche l’ambiente della pesa pubblica, ci si prepara soprattutto a sostenere ed a favorire l’acquisto di immobili e di terreni da parte dei piccoli agricoltori.

L’impegno è grande e la Cassa, per soddisfare le richieste di prestiti, deve ricorrere ai buoni uffici dell’onorevole Luigi Corazzin, al fine di ottenere nuove aperture di credito; i contadini hanno bisogno di denaro "per redimere le proprie terre ed il bestiame". I fondi sono infatti esauriti "avendo imprestato ai soci la cifra di L. 900.864", soltanto nella prima metà del 1920

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L’ORGANIZZAZIONE SINDACALE DEI CONTADINI

Il fenomeno del frazionamento delle grandi proprietà nel primo dopoguerra ènuovo e importante per i nostri paesi.

Da sempre il sogno del fittavolo e del mezzadro era stato quello di diventare proprietario terriero e già il Sindacato agricolo nel 1910 si era posto questo obiettivo; ma è stata soprattutto la guerra ad accelerare tale processo nelle speranze e nelle attese dei contadini.

La promessa della distribuzione di terre tanto sbandierata in trincea e la coscienza del ruolo fondamentale svolto in guerra, rendono la gente dei campi insofferente verso signori e possidenti che vorrebbero ripristinare i tradizionali rapporti di forza e di potere.

I proprietari terrieri si trovano spesso disorientati, non si aspettano un simile atteggiamento diffidente e rivendicativo da parte dei loro affittuali; per di più i fitti sono giuridicamente bloccati e, considerata l’inflazione galoppante del tempo, per niente remunerativi24 Anche per questo cominciano a vendere: più del 20% delle terre della castellana passano dai possidenti ai coltivatori diretti nel primo dopoguerra. Sanno approfittare del momento anche i contadini di Fossalunga: guidati ed organizzati dal parroco don Antonio Pavan, riescono ad acquistare la campagna di proprietà Ancillotto-Marcato,

E’ un periodo di grande e febbrile attività sindacale per i lavoratori della terra, che, forti delle esperienze degli anni precedenti, capiscono l’importanza dell’organizzazione e della solidarietà di classe.

Li guida Giuseppe Corazzin, già amico e compagno di lotta di don Brusatin; nel giugno del 1919 fonda l’Unione Cattolica del Lavoro, con compiti ampliati rispetto a quelli del preesistente Ufficio cattolico del lavoro ,

corazzin.jpg (13492 byte)"Bepi" Corazzin, amico di lotta di Don Brusatin

In breve tempo, battendo instancabilmente sale, chiese e piazze, spesso assieme a don Pasin, il popolare "Bepi’ ritto in piedi sull’auto o sulle spalle dei suoi fidi, riesce a farsi interprete delle esigenze e delle speranze di folle di contadini.

I risultati conseguiti hanno del prodigioso: oltre duecento le leghe costituite, 110.000 i tesserati, senza contare le centinaia di cooperative di consumo e di lavoro fondate.

L’obiettivo immediato è il rinnovo dei patti colonici, che dovrebbero prevedere contratti pluriennali, la trasformazione dei fitti misti in fitti a denaro, l’eliminazione di "onoranze" e di prestazioni gratuite.

Gli obiettivi di fondo sono sempre quelli per cui hanno lottato i vari Bellio, Brugnoli, Saretta, ed appunto Brusatin: scuotere i contadini dal fatalismo e dalla rassegnazione, renderli coscienti, responsabili e protagonisti, convincerli della necessità della contrattazione collettiva, rafforzare la solidarietà di classe, rivendicare l’autonomia del sindacato e del laicato cattolico.

Ma invano cerchiamo tracce della presenza e dell’azione di mons. Brusatin nelle imponenti manifestazioni di piazza, come quelle del marzo 1920 a Castelfranco, o nelle lunghe trattative con gli agrari, che portano prima alla pacifica e corale invasione di Treviso da parte di migliaia di contadini e poi alla firma dei contratti. Eppure quei successi non sono altro che il coronamento dei suoi sogni, la realizzazione di quel disegno che non gli era riuscito di attuare ai tempi della sua Presidenza della Direzione Diocesana.

Non lo troviamo nemmeno in qualche misura partecipe alle elezioni politiche del ‘19, nè a quelle amministrative del ‘20, che segnano nei nostri paesi il trionfo del Partito Popolare Italiano, il partito dei cattolici, di cui tanto aveva avvertito la mancanza ai suoi tempi.

Certo mons. Brusatin non deve essere stato indifferente di fronte ad avvenimenti di tanta portata e probabilmente da lui tanto auspicati.

E scorrendo gli elenchi, rintracciati in un copialettere della Cassa Rurale, dei 215 tesserati alla Sezione di Vedelago dell’Unione del lavoro, non possiamo non presumere una sua influenza diretta in favore delle leghe bianche, in linea con l’impegno sociale di tutta una vita ,

Ma la sua azione sembra ormai limitata all’ambito esclusivamente parrocchiale, tutta tesa allo sviluppo della Tipografia, dell’Asilo e della Cassa Rurale.

Anche quest’ambito però gli viene improvvisamente negato da un provvedimento inatteso e forse poco comprensibile a lui stesso ed alla gente.

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