CAPITOLO 1.1

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VEDELAGO ALL'INIZIO DEL SECOLO

 La situazione del paese e del territorio non è molto cambiata rispetto ai decenni precedenti. Proprio il 1901 è un anno di grande emigrazione, ben 158 persone lasciano il paese, anche se la destinazione prevalente non è più il Brasile, ma la Germania, la Svizzera e l'Austria.

cartolona da Vedelago
(primi anni 1900)

I CAMPI

    La terra è sempre in mano ai grandi o medi proprietari, che sono più o meno sempre gli stessi: il nobile Persico,i Gritti, il conte Marcello, il conte Emo, il conte Onigo, con proprietà di oltre 300 ettari, e poi i vari Marcato, Di Broglio, Pinarello, Puppati, Paccagnella, Rinaldi e Zuccareda con proprietà poco inferiori.
    Quello che rimane, il 15% del terreno coltivabile, è suddiviso tra proprietari piccoli e piccolissimi.
    La produttività è sempre bassa: dai tre ai quattro quintali di frumento e circa cinque di granoturco per campo, nel quinquennio 1900-1904.
   "La terra, esausta dalla lunga produzione, domanda nuovi alimenti. I vegetali affievoliti dall'esaurimento del suolo non offrono sufficiente resistenza ai danni delle crittogame e dei parassiti".
    Ai contadini occorrono soprattutto crediti ed un'istruzione tecnica più aggiornata ed approfondita; si istituiscono perciò le "Cattedre ambulanti di agricoltura" che hanno il compito di portare in tutti i paesi l'istruzione pratica, di rispondere alle domande dei contadini.
    A Vedelago c'è qualche resistenza prima di aderire all'iniziativa e di decidere il relativo contributo: in Consiglio comunale la proposta non passa nella seduta del 26 luglio 1886, ma deve attendere l'anno seguente per essere approvata.

LE ALTRE OCCUPAZIONI

    Il comune è quasi interamente agricolo, l'ambiente non presenta iniziative nuove e diverse.
    Dalla composizione dei soci della Cassa Rurale sembra che gli artigiani siano numerosi; sono invece solo il 15% circa, su 1150, le famiglie che ricavano redditi, oltre che dall'agricoltura, anche da attività artigianali o commerciali.
    Esono attività abbastanza tradizionali: zoccolai, calzolai, fabbri, tessitori, osti, bottegai e ambulanti.
    A livello industriale figurano, nel censimento del 1911, una filanda (Cappelletto Angelo), uno stabilimento bacologico (Parzianello di Fossalunga), sei mulini, cinque panifici, due sartorie, una segheria ed una latteria, tutte attività con dipendenti.

LA MISERIA

Stagnazione, quindi, inerzia, rassegnazione e miseria: circa un terzo della popolazione è costantemente iscritta nell'elenco dei poveri, per tutto il primo decennio e anche oltre, la congregazione di Carità lamenta ogni anno la sua impossibilità

una mappa di Vedelago dell'epoca
(primi anni 1900)