CAPITOLO 1.0

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LA TIPOGRAFIA, LA SALA DEGLI INTERESSI CATTOLICI, LA NASCITA DELLA CASSA RURALE DEI PRESTITI "SAN MARTINO"

LA TIPOGRAFIA CIRCOLO OPERAIO DI MUTUO SOCCORSO "SAN GIUSEPPE"

    Nel 1897, e precisamente il 30 settembre, don Brusatin (allora parroco di Vedelago) chiede al Sindaco l'autorizzazione per l'esercizio di una piccola pressa tipografica, che avrebbe stampato per conto della Tipografia Circolo operaio di Muto Soccorso "San Giuseppe".
    Proprietario rimane il cappellano, mentre gerente responsabile è Bortolo Zanettin.
    Sede è la canonica sempre più al centro di ogni iniziativa. Ma una tipografia gestita da cattolici, di quei tempi, desta subito qualche sospetto nelle autorità,  ed il Prefetto, venti giorni dopo, invita il Sindaco a vigilare "attivamente".
    Probabilmente per motivi legati alla legge di pubblica sicurezza, il primo gennaio dell'anno successivo don Brusatin cede la proprietà della Tipografia allo stesso Circolo operaio, rappresentato da un suo membro, il signor Rizzante Enrico.
    Dopo appena sei mesi altro passaggio di proprietà, nuovo proprietario è Francesco Nardi.
    Con l'approvazione della Curia comincia così la produzione, per i primi anni a servizio esclusivo delle Associazioni locali, anche per la limitatezza e la povertà dei materiali a disposizione.

 

mons. LUIGI BRUSATIN
(1870-1934)

LA SALA DEGLI INTERESSI CATTOLICI

Ormai le nuove iniziative e le ricorrenti riunioni del Comitato delle associazioni tradizionali non possono più trovare tutte ospitalità in Canonica, magari in lavanderia; c'è bisogno di qualche ambiente più idoneo e decoroso.
    Don Luigi riesce a sensibilizzare la popolazione a mobilitarla, e in breve tempo, per la primavera del 1900, ecco pronta la Sala degli interessi cattolici, sorta più o meno nell'area dell'ex " circolo giovanile ACLI". Il giovane cappellano sente ormai di aver conquistato la fiducia della gente.
    La sua opera comincia ad incontrare favori e consensi, anche a Treviso, tanto che il 24 luglio 1900, don Brusatin viene nominato vicepresidente della Sezione prima dell'appena costituita Federazione diocesana delle Associazioni d'ordine economico.
    Per poter suscitare e realizzare altre iniziative, però, all'intraprendente sacerdote manca ancore l'indispensabile sostegno e il necessario centro propulsore: la Cassa Rurale.
    Ci pensa don Luigi, con la benedizione del vecchio parroco, in uno dei primi giorni del nuovo secolo, un giovedì sera, 17 gennaio 1901.

la Sala degli interessi cattolici in una foto del tempo
(primi anni 1900)

LA CASSA RURALE DI PRESTITI "SAN MARTINO"

Quel giovedì sera, 17 gennaio 1901.

    "Finalmente", annuncia "Vita" del 26 gennaio 1901, "dopo tanto tempo possiamo annunciare la costituzione di una nuova Cassa Rurale. Giovedì 17 corrente mese il benemerito notaio dott. Giuseppe Castagna a rogato l'atto costitutivo della Cassa Rurale di prestiti "San Martino di Vedelago".
    Quel "finalmente" è un'altra conferma delle difficoltà che in quegli ultimi anni del secolo incontrano le Casse Rurali, dovute al processo di selezione che aveva ridotto gli oltre cento istituti della provincia a poco più di settanta.
    Una delle vittime nel territorio del comune, era stata la Cassa Rurale di Fanzolo, mentre quella di Cavasagra era riuscita a ricostituirsi.
    La Cassa Rurale di Vedelago quindi non nasce sull'onda degli entusiasmi e del fervore del momento, ma più probabilmente da un atto di coraggio, dettato dalle dura necessità di quegli anni.
    I soci fondatori possono costituire un campione attendibile della condizione della gente di Vedelago a quel tempo: oltre ai due sacerdoti sette sono gli agricoltori (Baldin Eugenio, Mazzocato Luigi, Marchesin Giovanni, Pozzobon Vettore, Rigon Angelo, Susin Paolo, Tommasini Giacomo), cinque gli artigiani (Bortolanza Pasquale fabbro-ferraio, Cazzaro Giovanni e Rizzante Enrico zoccolai, Baldin Giuseppe calzolaio, Innocente Gaetano muratore), un negoziante (Santin Giacomo) un capo stradino (Bolge Girolamo), un domestico (Piva Giovanni) e tre possidenti (Bresolin Giacinto, Santin Antonio e Andreazza Alessandro) in tutto proprietari di due case e di dieci campi: il capitale di garanzia è tutto qui.
    Non ci sono nobili, né gran possidenti, né notabili: le firme tradiscono o una salute malferma (don Feltrin) o scarsa dimestichezza con la penna i molti dei firmatari, anche se per Statuto dovrebbero saper leggere e scrivere.
    Le caratteristiche della società sono quelle tipiche di una Cassa Rurale cattolica: solidarietà illimitata ("i soci rispondono con tutti i loro averi in parte eguali fra di essi di fronte a terzi", art.6), confessionalità ("Possono appartenere alla Società soltanto persone ossequienti alla religione cattolica e di conosciuta  moralità ed onestà", art. 4), circoscrizione territoriale ("persone che risiedono nel territorio di Vedelago o vi tengono almeno frequente dimora o continue relazioni d'affari", art. 4):
    Lo scopo è sempre quello di "migliorare la condizione religiosa, morale e materiale dei Soci, fornendo loro il denaro a ciò necessario".
    Quel giovedì sera, in canonica, i convenuti procedono anche alla nomina delle cariche sociali: presidente è Giovanni Piva, vice Bolge Girolamo, consiglieri Bortolanza Pasquale, Rizzante Enrico e Bresolin Giacinto, capo sindaco Boldrin Eugenio, sindaci effettivi Santin Antonio e Pozzobon Vettore, supplenti Andreazza Alessandro e Marchesin Giovanni; il cassiere è Rizzante Enrico e il ragioniere don Luigi Brusatin.
    Per statuto il Presidente dura in carica due anni, gli atri consiglieri sono rinnovabili due per anno; i sindaci scadono ogni anno (art. 15).
    Il Consiglio viene convocato almeno una volta al mese e concede mutui a breve (un anno) ed a lungo termine (cinque anni), garantiti da fidejussione, da ipoteca o da pegno (artt. 18 e 29).
    L'Assemblea generale ordinaria è annuale e procede al rinnovo delle cariche, alla determinazione della somma massima dei mutui e dei depositi che il Consiglio può contrarre o ricevere ed a fissare il limite massimo dei fidi da concedere ad un socio d il relativo tasso di interesse (artt. 10 e 26).
    La partecipazione è obbligatoria per i soci, pena la multa di lire 1, in mancanza di un giustificati motivo (art: 12).

 

La prima assemblea

    La prima assemblea si tiene nella nuova Sala degli interessi cattolici, il 3 marzo 1901, alle ore 19, alla presenza di 17 soci, assenti giustificati il parroco, ormai agli ultimi mesi di vita, Bortolanza Pasquale e Boldrin Giuseppe.
    Vengono prese alcune decisioni che consentono alla Cassa di iniziare concretamente l'attività:
- il limite massimo dei prestiti da concedere ai soci è di L. 300 in via ordinario (basterà una sola firma di avallo, oltre a quella del richiedente) e di L.500 in via straordinaria (saranno necessarie due firma di avallo);
- il limite massimo dei prestiti contratti della Cassa non deve superare le 10.000 lire (che evidentemente ritengono coperte da garanzie proprie);
- i prestiti vengono concessi, su cambiali e sei mesi rinnovabili, una sola volta al mese, nell'ottavo giorno, quindi le domande si devono presentare entro il primo sabato del mese.
    E' interessante rilevare quali vengono considerati "casi straordinari", da soccorrere con prestiti superiori alle trecento lire: la situazione del socio costretto a "spropriarsi di tutti o di parte de suoi beni immobili" od  "improvvisamente privato dal padrone dei necessari animali bovini" od ancora messo "nel lastrico" o "minacciato di lasciare la campagna per debiti od infine rovinato da un incendio".
    E' una casistica che ci riporta alla situazione, già descritta nella prima parte, tipica dei contadini veneti e trevigiani in particolare, esposti alle disgrazie, alle ingiustizie del tempo ed all'arbitrio dei padroni; proprio l'ambiente "giusto" per gli interventi di una Cassa Rurale.
    In quella prima assemblea viene eletto un nuovo presidente, Enrico Rizzante, al posto di Giovanni Piva, dimissionario "per gravissime ragioni"; nuovo consigliere al posto del neoeletto, risulta Innocente Gaetano.

 

Il primo anno di attività

   "Il sottoscritto domanda di poter aprire in conto corrente colla Banca S. Liberale di Treviso per la somma di Lit. 4.000 allegando i richiesti documenti".
    Puntuale, il 5 marzo, due giorni dopo l'assemblea, parte la richiesta alla S. Liberale del capitale di avvio, con lettera firmata dal segretario don Brusatin.
    Gli vengono concesse Lit. 3.600, l'8 marzo.
    Nuova richiesta il 4 aprile di altre 4.000 lire, con la preghiera che siano accordate al tasso del 5%.
L'esposizione presso la Banca Cattolica ammonterà a fine anno a Lit. 8.969 ed i prestiti attivi a Lit. 8.935: quasi il 100%.
    Don Luigi comincia puntualmente a Treviso ogni variazione della compagine sociale: a marzo i soci sono 31, a giugno 48, a settembre 54, a fine anno 62.
    Quella di Vedelago resta una Cassa piuttosto povera di capitali di garanzia, gran parte dei soci risultano nullatenenti; un solo socio si può considerare "notabile" del comune, Giovanni Luciolli libero possessore di una farmacia.
    Risultano quasi un centinaio le operazioni di prestito o rinnovo; ad otto soci vengono accordate lire 300, mentre ad altri sette viene riconosciuta la "straordinarietà" della condizione e quindi un prestito superiore alle 300 lire.
    La povertà dei contadini e la cautela di coloro che hanno soldi sono confermate anche dall'assenza dei depositi per tutto i primo anno.
    L'utile, considerate anche le spese di impianto di circa 180 lire si riduce ad una lira e 67 centesimi, l'equivalente di qualche chilogrammo di frumento.
    La sede resta in canonica, qualche sedia, un tavolo e due scaffali, acquistati da Donato Nardi, testimone all'atto costitutivo della Cassa.

17 gennaio 1901
viene costituita la Cassa Rurale di prestiti
"San Martino"

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