Capitolo quinto

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Capitolo quinto

LO SVILUPPO DELLA CASSA RURALE

Certo che a don Brusatin non sarebbe stato possibile pensare e poi realizzar tante iniziative senza l'apporto insostituibile della Cassa Rurale, vero centro propulsore di ogni altra associazione.
Ricordiamo, a prescindere da interventi più occasionali ed episodici, il ruolo de terminante svolto dall'istituto di credito nel coordinare e finanziare l'acquisto collettivo dei concimi, nella costituzione della Banda cattolica, con il relativo corredi di strumenti e di uniformi, nella costruzione dell'Asilo e delle pesa pubblica, nella preparazione del locale per la Tipografia, a sua volta provvista di materiali nuovi e aggiornati.
La Cassa Rurale è evidentemente intesa come ente sovvenzionatore e finanziatore di tutte le opere cattoliche, senza preoccuparsi di distinguere nettamente gli ambiti di competenza e le rispettive proprietà.
I suoi utili annuali perciò sono, in parte più o meno consistente, a disposizione soprattutto dell'Asilo o della Banda, o della Tipografia, come propongono i soci in Assemblea
.
La sua Sede stessa, per la quale vengono spese L. 6.000, si trova nell'edifici degli interessi cattolici.
Finché resterà don Luigi a garantire ed a gestire quest'intreccio di interessi tra Cassa, Parrocchia, Asilo e Tipografia, non ci saranno particolari problemi, ma il seguito, anche a causa dello sviluppo di ciascuna attività, risulterà molto difficile dipanare la matassa.
Intanto, però, in quei primi anni del secolo, Vedelago sta rinascendo a nuova vita; non è più ricordato soltanto come paese di miseria e di emigrazione, ma vien quasi additato ad esempio per quello che ha saputo realizzare in breve tempo.
Le iniziative del parroco risultano coinvolgenti e provvidenziali per l'ambiente locale; grande e forse non del tutto atteso è il successo della Cassa Rurale.

LA BASE SOCIALE

Al primo gennaio 1903 i soci hanno già raggiunto il centinaio, più di un terzo delle famiglie di Vedelago, e mettono insieme un capitale di 102 campi e 29 case.
Un capitale proprio di una Cassa Rurale, in cui manca il grande possidente ed in cui il socio più "ricco" è proprietario di 11 campi: nemmeno si possono considerare rappresentanti di un elite questi soci, che risultano piccoli o piccolissimi proprietari o, in numero ancor maggiore, nullatenenti.
Basta scorrere nel Libro-soci le firme dei richiedenti per capire che pochi di essi avevano una qualche dimestichezza con la penna e che la capacità di leggere e scrivere, prevista dallo Statuto, si limitava per qualcuno a saper fare una croce. Ma forse è proprio questa composizione sociale, del resto tipica di una vera Cassa Rurale, a non riscuotere grande fiducia presso la Banca S. Liberale, a cui don Brusatin si rivolge, come abbiamo visto, fin dai primi giorni per disporre dei capitali necessari.
Il tono che il parroco usa nella lettera dell'11 marzo 1902 alla Banca Cattolica è molto risentito
:
"Sgraditissima mi fu la sorpresa di vederci negato da codesta Spettabile Banca il prestito richiesto".
Fa capire che tale rifiuto costringe la Cassa Rurale a "chiudere gli sportelli", e protesta di non essere un "gabbamondo": c'è un capitale di 100.000 lire che dovrebbe essere sufficiente a garantire un credito di L. 12.000.
Se ci sono dubbi sulle proprietà dei soci, "lorsignori" facciano pure accertamenti presso il Catasto o l'Ufficio Ipoteche o la Pretura, a spese naturalmente della Cassa di Vedelago.
Se poi la cautela nasconde il timore di una cattiva gestione si assumano informazioni o si mandino pure ispezioni: "Ci chiameremo onorati", conclude con atto di sfida don Brusatin.
Soprattutto nei primi anni il rapporto con la S. Liberale non è dei più facili, perché l'istituto cittadino è abituato ad andare con i piedi di piombo.
L'intraprendente don Luigi continuerà a produrre elenchi di soci possidenti (80 nel 1906, con 57 case e 205 campi; 94 l'anno successivo, con 78 case e 260 campi), ad invocare ispezioni improvvise, a recriminare sui tassi troppo alti 5, ad assicurare che "non una modesta Cassa Rurale, ma una Banca potrebbe sistemarsi nella nostra posizione, in un Comune con più di 8.000 abitanti"6.
Il credito arriva da Treviso, alcune migliaia di lire nei primi anni, fino ad un massimo di quasi 40.000 lire nel 1908, ma non sempre nella misura ed alle condizioni sperate.
Tanto che don Brusatin chiede spesso aiuto alla Cassa Rurale di Cavasagra, e poi a quella di Scaltenigo e di Paese, in caso avessero "denaro libero".


Il centro di Vedelago con il traffico del tempo (primo decennio del 900)

 

IL CONSIGLIO D'AMMINISTRAZIONE

A Vedelago c'è fame di denaro, tanto che il Consiglio, a volte, sospende i prestiti a causa del portafoglio "troppo elevato"; il rapporto impieghi/depositi infatti i qualche esercizio sfiora addirittura il 90%
Non sono però grosse operazioni ad assorbire il credito della Cassa, ma quasi esclusivamente piccoli prestiti d'esercizio, a volte dell'ordine di 20 - 30 o 50 lire, oppure mutui quinquennali di qualche migliaio di lire, al tasso del 6%, per l'acquisto di terreni.
Raramente si supera il limite massimo di fido assembleare, fissato, ad esempio nel 1909, a lire 15.000 e contenuto, negli anni seguenti, in lire 10.000: solo nel caso di acquisto di immobili ed in presenza di solide garanzie, il Consiglio di Amministrazione concede prestiti di importo superiore.
 

L'ACQUISTO COLLETTIVO DI CONCIMI

Abbiamo già accennato a questo importante servizio della Cassa.
E' l'assemblea del 27 febbraio 1902, che, su proposta del socio Tommasini Giacomo, dà mandato al Consiglio di occuparsi dell'acquisto cumulativo di concimi
Ormai da parecchi anni molte Casse Rurali organizzano tali acquisti, sempre più vitali per i contadini; don Gerolamo Grespan, dalla sua Villanova, ha evidentemente fatto scuola.
Ma è soprattutto da quando don Brusatin, come abbiamo già ricordato, assume l'incarico di vice-presidente dell'ufficio informazioni per le Unioni Rurali e per l'acquisto di concimi, controllato dal Comitato diocesano, che tale attività prende uno straordinario sviluppo. Gran parte del Copialettere II°, è riservato alla corrispondenza di don Luigi con l'Unione Italiana fra Consumatori e Produttori di conci chimici di Vicenza e con i vari clienti.
Il parroco di Vedelago fa da tramite per gli ordini, le consegne ed ogni tipo reclamo, controlla i conti, sollecita i pagamenti e qualche volta copre provvisori mente le differenze.
Ma i clienti sono quasi tutti responsabili di associazioni cattoliche, soprattutto Unioni Rurali e Casse Rurali; nel solo 1906 sono oltre 40 le associazioni della diocesi che ricorrono ai suoi servizi.
La società di Vicenza, però, non riesce a dare puntuale evasione agli ordini procura frequenti disagi ed imbarazzi a don Luigi, che, però, cerca subito di corre ai ripari, promuovendo, assieme al Comitato diocesano, l'istituzione di una fabbri di concimi a Montebelluna.
L'anno seguente , il 1907, il progetto è cosa fatta.
La cassa Rurale ancora una volta, interviene acquistando 200 azioni dell'Unione agricola di Montebelluna per un totale di 5.000 lire.
Nella stessa assemblea del 1907, sempre in aiuto ed a servizio del mondo agricolo, si decide di costruire, accanto alla sede della Cassa, una pesa pubblica e di devolvere "l'utile netto, di ogni anno, al costruendo Istituto "Margherita Sanson"; ancora e più che mai per il principio dei vasi comunicanti.

LA BANDA CATTOLICA

Addirittura qualche anno prima, nell'assemblea del 1905, il socio Cappelletto Pietro aveva proposto "di devolvere in tutto o in parte gli utili netti annuali, allo scopo di fondare e di sostenere un corpo bandistico".
La proposta fu accettata "a suffragio universale"
Il 3 agosto dello stesso anno viene contattato il maestro Giuseppe Guariglia di Crocetta per istituire la banda e far scuola a Giuseppe Rizzante, proprio il segretario cassiere della Cassa Rurale; ma poi è il maestro Augusto Trevisiol ad assumere l'incarico e ad aprire "una scuola di musica"
7
Oltre a compensare il maestro con 450 lire annue, la Cassa provvede alle uniformi ed ai cappelli, in numero di 70; e naturalmente agli strumenti, che figura nel bilancio della Cassa del 1916 per una cifra complessiva di 3.500 lire.
Il successo della Banda è notevole e spesso è chiamata ad esibirsi anche in importanti manifestazioni a livello regionale: 'la ben istruita banda di Vedelago"," la tanto lodata filarmonica di Vedelago ", ricorda lo "Svegliarino musicale " dell'ottobre del '13 e del dicembre del '14, in occasione rispettivamente del Congresso regionale contro la bestemmia e il turpiloquio e del Congresso eucaristico di Morgano
Per il paese costituisce un momento di aggregazione, di festa ed anche un punto d'orgoglio.

L'ASSORBIMENTO DELLA CASSA RURALE DI CAVASAGRA

"Avrà la durata di anni cinque a datare dalla sua approvazione con facoltà di i rogarsi", era stato deciso nell'atto della ricostituzione della Cassa Rurale di Prestito di S. Andrea di Vedelago, il 14 febbraio 1898.
Cautela, quindi, progetti di breve respiro, quelli che animavano i soci della fondazione, anche perché si ritrovarono soltanto in dodici.
La Cassa Rurale continua comunque per qualche anno a svolgere la sua opera di sostegno della comunità locale, un'opera volta più all'assistenza e alla solidarietà che allo stimolo ed alla promozione di nuove energie ed iniziative.
Almeno questo ci è dato di capire dalle poche notizie di cui possiamo disporre
Probabilmente questa è l'ottica anche del parroco, quel don Luigi Perizzolo che pure abbiamo visto tanto attivo e dinamico nel decennio precedente.
Una delle sue ultime realizzazioni è infatti la "Società Operaia del Beato Enrico fondata il 20 aprile 1902, appunto una società cattolica di mutuo soccorso, che primo anno di vita, ha già più di 60 soci ed un utile netto di 272 lire, da far invidia alla stessa Cassa Rurale del paese .
Gli interventi della Cassa, di cui abbiamo notizia, sono strettamente a servi della parrocchia e delle altre associazioni.
Nel 1900, in concorso con la Fabbriceria, il Parroco ed i parrocchiani, l'istituto finanzia la costruzione dell'oratorio "accanto alla casa canonica ", che viene a costare complessivamente 2.650 lire
.
E' un altro monumento che, nei nostri paesi, sorge, all'inizio del nuovo secolo per onorare Cristo Redentore.

 Il Comitato Diocesano del 1906. Da notare don Luigi Brusattin, il secondo da destra, in piedi.
(Bottero- dal Secco-Ferretton- Mattarollo- Stefanini
Bugada- Scabia- Carturo- Ponzian- Benvenuti)

LA TIPOGRAFIA

Abbiamo lasciato la piccola Tipografia, negli anni di fine secolo, mentre cominciava la produzione a servizio delle Associazioni locali, con piccole presse, sotto i nome di Francesco Nardi, che figurava come proprietario.
Un po' alla volta i soldi della Cassa Rurale vengono in parte dirottati anche verso la Tipografia, che può cosi acquistare un'altra pressa, nuovi tipi e altro materiale di consumo. Anche il locale dove è insediata viene riattato ed innalzato; infine nel 1915, vengono rinnovati buona parte dei macchinari e del materiale in dotazione.
La Cassa Rurale si espone per una cifra di 9.700 lire, come risulta dal bilancio del 1916.
Nasce così la 'tipografia delle Società", in grado di assumere quasi ogni tipo d lavoro; i suoi utili, secondo la delibera dell'Assemblea dei soci della Cassa di quello stesso anno, sono devoluti anch'essi a vantaggio dell'Istituto "Margherita, Sanson". Istituto che diventa punto di riferimento di importanti attività anche ricreative, dopo che il parroco vi installa un apparecchio cinematografico, sempre in quel 1916.
Costo L. 1.000, paga sempre la Cassa Rurale .

il teatro dell'Asilo (Ist. Margherita, Sanson).

I primi 15 anni di vita della cassa rurale

Chiedersi a questo punto, quale sia stato il ruolo della Cassa Rurale di Prestiti "San Martino" nell'ambiente di Vedelago dei primi anni del secolo forse può sembrare superfluo: i fatti ricordati parlano da sè.
Ci limitiamo ad alcune riflessioni conclusive.
La Cassa riesce davvero a portare il credito tra la gente dei nostri paesi: tanti sono i bisogni, tante le esigenze vitali che a stento riesce a soddisfarle.
Il socio è spesso un nullatenente, un analfabeta che a malapena riesce ad incrociare quattro segni come firma; grazie alla solidarietà di qualche altro socio proprietario di qualcosa e grazie alla fiducia della Cassa, riesce ad ottenere quelle poche decine o centinaia di lire che gli servono per acquistare il concime od il bestiame, per sistemare un fabbricato, per fronteggiare una disgrazia od una cattiva annata o l'aumento dei fitti. Qualche altro può, con il mutuo ottenuto, comperarsi un campo di terra ed avviarsi verso un avvenire più tranquillo.
Certo che quelli della Cassa non sono interventi che possono mutare i rapporti economici e sociali esistenti nei nostri paesi, ma sicuramente servono a frenare l'emigrazione, (è significativo che un solo socio sia in questi anni emigrato), favoriscono la costituzione della piccola proprietà, aiutano a sopravvivere, ridanno colore alla speranza.
Se pensiamo alla Vedelago descritta nella prima parte del presente studio, alla sua gente misera, rassegnata o disperata, e la confrontiamo con la Vedelago di don Brusatin, non possiamo non rilevare i rapidi progressi compiuti nel volgere di 10 -15 anni. Soprattutto nel decennio precedente la I° guerra mondiale, troviamo una popolazione che comincia ad aggregarsi, ad imparare a partecipare, a scoprire i vantaggi della solidarietà.
Il merito è indubbiamente di don Brusatin, un parroco che "ancora fra gli uomini di campagna", ma che li sta anche un po' alla volta educando all'assunzione di responsabilità, allo spirito di iniziativa, all'aiuto reciproco.
E lo strumento più importante ed efficace di quest'opera di redenzione economica e morale, come si definiva in quei tempi, è appunto la Cassa Rurale, che fa recuperare all'ambiente buona parte dei ritardi accumulati negli anni precedenti e che sostiene ed alimenta le altre associazioni ed iniziative, per le quali Vedelago diventa famosa in quegli anni.


Il centro di Vedelago: come eravamo (primo 900)

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