|
|
|
HOME PAGE
|
PAGINA PRECEDENTE
Indice:
VEDELAGO ADDIO! A Vedelago cè ancora bisogno di lui, "in questi difficili momenti che attraversiamo": ci sono la parrocchia e le varie associazioni, ma soprattutto 1 "Istituto catechistico" con quel "confortante nucleo di figliole, votate allo scopo di cooperare allinsegnamento del catechismo ed alla propaganda religiosa"; e poi quelle "buone religiose che hanno saputo sostenere lardua e scabrosa impresa". E molto preoccupato il parroco per l"incerto e tempestoso avvenire" che attende la sua opera, destinata "a precipitare rapidamente verso il suo tramonto"; e sconsolatamente conclude: "Fu un sogno il mio, condannato a svanire come ombra". Chi altri avrebbe potuto mantenere quei delicati e complessi equilibri tra le varie Istituzioni (Cassa Rurale, Tipografia, Asilo) se non colui che li aveva pensati e realizzati e fino ad allora garantiti? Ma mons. Brusatin è ancora una volta luomo dellobbedienza e tale si professa alla fine della lettera, anche se non perde la speranza e si dichiara "in attesa di quelle ulteriori disposizioni che possono modificare quelle già prese". E soltanto luomo che non vuol rassegnarsi oppure davvero la sua nuova destinazione è da considerarsi provvisoria? Monsignore sembra convinto di questultima ipotesi, infatti, poco più di un mese dopo, cerca di tranquillizzare la Superiora delle Francescane, preoccupata per la sua partenza: "La nomina e lufficio di Delegato Vescovile di Mirano non mi toglie nè il titolo, nè i connessi e gli annessi relativi di arciprete di Vedelago. Tutto quindi si riduce a un temporaneo trasloco, che cercherò di rendere meno sentito con i miei frequenti sopraluoghi" Con la stessa convinzione dà ai suoi parrocchiani lannuncio del temporaneo trasferimento, il giorno dellEpifania 1920, dal pulpito della Chiesa. A Mirano, nonostante i legami ed i contatti tanto stretti e frequenti con Vedelago, mons. Brusatin comincia a lavorare, con il suo solito fervore, da vero e proprio parroco. In una lettera alle "aspiranti" religiose dellIstituto di Vedelago dellaprile di quellanno si dichiara impegnato nella benedizione delle case. Ma è proprio verso quelle "buone figliole" che vanno i suoi pensieri premurosi e solleciti, da vero padre spirituale: si dichiara molto contento della buona impressione fatta dalle ragazze alla Madre Generale, che ha constatato i progressi confortanti da loro compiuti nella preparazione al noviziato, ricorda ancora una volta "la bontà e limportanza dellopera" cui stanno cooperando, si augura di far loro visita al più presto, sperando che non maturino lidea di entrare in convento tutte assieme. La situazione però resta complessa. Lo intuiamo chiaramente da una lettera della Superiora di Vedelago, scritta il 20 ottobre al prof. Carlo Agostini, "nelle cui mani" sta la "posizione" di quellIstituto. Lintreccio Tipografia-Asilo-Cassa Rurale è sotto esame, in Curia. Mons. Gallina, vicario vescovile, convoca suor Joseph, la Superiora, "per delucidazioni", ma la suora desidera prima conferire con il prof. Agostini, spiegandogli come "lOpera completa di Vedelago, cioè la Tipografia e lannessa casa per leducazione delle giovinette aspiranti, sia un Opera necessaria allIstituto" Così "desidera e chiede" il Discretorio Generale, in una lettera a sua Ecc. Mons. Menegazzi, Visitatore Apostolico delle Francescane. Accenna poi, sempre suor Joseph, al disgusto di mons. Brusatin, "fondatore di tale Opera, per la cieca persecuzione che a Vedelago si fa al suo Beneficio e per il silenzio glaciale che si tiene da chi potrebbe forse verificare responsabilità e dire una parola autorevole". Tanto che il reverendo manifesta il "proposito di chiudere quella Casa". Non ci è dato, per linsufficienza della documentazione, riferire a fatti e situazioni concrete i motivi del disgusto del monsignore, ma certo che, in sua assenza, a Vedelago cè spazio per i "controscena", come li definisce la Superiora. Arriviamo così, tristemente, allepilogo. A distanza di un anno dal suo "temporaneo trasferimento", don Luigi si è infine rassegnato ed invia da Mirano una sua lunga e dolorosa lettera di addio, un vero e proprio nobilissimo testamento spirituale. In esso cè tutto luomo, il sacerdote, il parroco . Luomo è deluso nelle sue speranze, coltivate fino allultimo, di ritornare a quel "complesso di cordiali rapporti e di interessi religiosi ed economici", cui continua a sentirsi strettamente legato; cè sempre una "questione", non ancora risolta, ad opporsi ai suoi desideri Il sacerdote, però, non può che "piegare la fronte" di fronte al suo Vescovo, comè suo dovere, ed "ubbidire", anche se "dopo lungo, maturo e severo esame". Ma il parroco prova una "pena immensa": "Tutto mi sembra un sogno: credevo che solo la morte mi avesse potuto separare da voi; ed ora che vi devo lasciare, provo le pene dellagonia". Ed il suo pensiero va lontano, alla commovente manifestazione daffetto da cui fu accolto al suo arrivo a Vedelago, al solenne ingresso come parroco, ai sontuosi festeggiamenti in occasione delle numerose onorificenze ricevute. Ma gli gonfia il cuore soprattutto il ricordo della generosità con cui la "sua" gente lha seguito, "con lopera del braccio e con lobolo della carità" nel restauro del campanile, nella costruzione della cappelletta di S.Antonio, della Sala Cattolica, dellartistico coro e del relativo organo e specialmente dellIstituto "Margherita Sanson". Vedelago: la piazza del paese, con la sala degli interessi cattolici in
primo piano Perciò don Luigi si sente in dovere di ringraziare tutti indistintamente, in particolare "quelle egregie e benemerite persone" che più degli altri lhanno aiutato, da amici fedeli e compagni impareggiabili "nella fondazione dei Circoli Giovanili, degli Oratori, del Comitato Parrocchiale, della Schola cantorum, della Banda, della Società Operaia, dellAssicurazione bestiame, dellUnione Agricola e della Cassa Rurale". Sono i risultati del lavoro di 25 anni che gli passano dinanzi, le persone che lui ha cresciuto ed educato ai valori della cooperazione e della solidarietà, il cammino fatto dalla comunità di Vedelago A tutti il "padre" rivolge il "caldo appello" di "appoggiare queste Istituzioni" per non disperdere tutto quello che è stato costruito in tanti anni di fatiche e di impegno. Ma il "Pastore" è preoccupato perchè i tempi "sono assai tristi": in quei mesi di aspri contrasti sociali, politici e soprattutto sindacali il suo invito pressante è alla prudenza, ai comportamenti equi e giusti, non condizionati da "falsi miraggi": e lo dice con lautorevolezza e la credibilità di "uno dei primi Organizzatori di leghe in diocesi". "Più di tutto, però, e sopra tutti gli interessi materiali ed economici", il sacerdote raccomanda di "pensare agli interessi spirituali", ai quali va finalizzata e subordinata ogni azione ed iniziativa. E siamo al commiato, triste e doloroso: Dopo aver chiesto perdono e comprensione per le sue mancanze ed i suoi difetti, il "padre e pastore" abbraccia idealmente tutti per lultima volta: Questo era mons. Brusatin. La lettera viene letta in chiesa, la domenica 20 febbraio 1921, dal vicario don Francesco Muriago. La sua gente è smarrita e confusa e non sa trattenere le lacrime. Ma lo "strappo" non è ancora definitivo, restano ancora alcune radici profonde che dovrebbero consentire un trapasso meno traumatico. O forse riservare altre e maggiori sofferenze ed amarezze a don Luigi. Sono davvero espressioni di grande stima ed apprezzamento quelle che mons. Brusatin rivolge al nuovo parroco, don Giuseppe Mattara. Il suo spirito è confortato e sollevato per la scelta fatta dal Vescovo, anche perchè ricorda limpegno sociale di don Giuseppe fin dai tempi delle prime leghe di contadini. Oggi, quindi, giorno del Suo solenne ingresso a Vedelago, giorno in cui la popolazione è tutta in festa, io porgo a Lei il mio saluto reverente e devoto...". E infatti il 29 maggio 1921. Già dal 16 aprile don Giuseppe aveva ricevuto la Bolla Apostolica di nomina a parroco, ma la festa dingresso è programmata per quella domenica. Il nuovo parroco ha invitato proprio mons. Brusatin a dargli il possesso della Parrocchia. Al pranzo sociale i due sacerdoti sono seduti fianco a fianco ai posti donore. Si alza a parlare il Sindaco, sig. Pietro Cappelletto; il suo è un discorso che ha più i toni mesti ed accorati delladdio che quelli gioiosi del benvenuto Perchè è soprattutto il giorno delladdio, un addio cui tutto il popolo "muto, reverente ed ossequiente" partecipa. Ma nessuno potrà dimenticare: Pur nellenfasi retorica che usava a quel tempo, il sentimento è sincero, lemozione è grande. Al nuovo parroco il Sindaco offre tutta la disponibilità e laiuto possibile da parte della popolazione. Ma è ancora per mons. Brusatin lultimo saluto: Qualche giorno dopo mons. Brusatin può scrivere alla Curia: Tutto sembra procedere nel migliore dei modi, ma, quella che in Curia definiscono la "posizione" di Vedelago, quanto mai intricata per lintersecarsi degli aspetti economici, giuridici, morali ed affettivi, è destinata a creare qualche incomprensione e difficoltà nei rapporti tra i due sacerdoti ed allinterno della stessa comunità. LA DIFFICILE EREDITA IL COMPLESSO INTRECCIO CASSA RURALE -TIPOGRAFIA - ISTITUTO "M. SANSON" La gestione Brusatin è stata davvero quella di un padre: la parrocchia è la sua famiglia, le varie istituzioni sono i suoi figli prediletti. Tra i numerosi figli cè un fratello maggiore, la Cassa Rurale, che, per il suo specifico ambito di lavoro e per la sua precisa funzione, provvede a sostenere economicamente le altre associazioni. Ma è un figlio che vive in casa, rispettoso dei consigli e delle volontà del padre, cui affida in custodia tutti i suoi averi; tantè vero che la cassetta dei soldi ogni sera trova rifugio e sicurezza in Canonica. Lamministrazione è proprio familiare; si va avanti tutti insieme, Parroco, parrocchia, Suore, Cassa Rurale, istituzioni varie; chi mette il lavoro, chi i soldi, chi le proprietà. Ma il buon padre non si accorge che i figli stanno crescendo (alcuni hanno ormai ventanni) ed, ancor di più, non si sogna nemmeno di dover lasciare la famiglia allimprovviso, nel momento in cui questi figli devono prepararsi a camminare da soli. Così, allinizio del 1920, al momento dei suo "temporaneo trasferimento", troviamo, una Cassa Rurale in pieno sviluppo, che sta raddoppiando il suo lavoro, un Istituto "M. Sanson", gestito più che lodevolmente dalle Suore, con Asilo, Scuola di religione, Oratorio festivo femminile, Scuola di lavoro, e una "Tipografia delle Società", che sta lavorando a pieno ritmo. Il " marchio" dell'Istituto "M.Sanson" Però queste due ultime istituzioni, come tutte le altre di ambito parrocchiale, dipendono strettamente dalla Cassa Rurale, che è proprietaria dello stabile, sede dellAsilo e della Tipografia, ed anche dei macchinari tipografici di questultima, appena acquistati per circa 65.000 lire. Tutto si regge sulla figura di mons. Brusatin, garante degli equilibri generali e degli interessi di ciascuno; ma la sua forzata assenza può rendere più difficili i rapporti tra le varie istituzioni. Lanello debole è la Tipografia, proprietaria di niente e dipendente dal lavoro di quella specie di "probandato", riconosciuto ufficialmente dal sofferto accordo con le Suore di Gemona. Se ne rende subito conto il monsignore e prima si premunisce nei riguardi dellIstituto di credito, facendo assumere, dallAssemblea del 20, limpegno di non cedere ad altri se non a lui stesso il materiale tipografico al prezzo inventariato, poi, nellatto di rinuncia al Beneficio di Vedelago (dicembre 1920), si riserva lIstituto "Margherita Sanson" in forza degli impegni assunti verso la Casa Madre, il personale locale e la Cassa Rurale Poco dopo linsediamento del nuovo parroco, inoltre, si preoccupa di perfezionare laccordo tra Cassa Rurale e Suore Francescane, relativo a detto Istituto, cercando di adattarlo alla nuova situazione. Si assicura per primo che la Casa Madre fornisca "il personale necessario per la gestione della Tipografia", al quale però si obbliga di riconoscere "il tempo dovuto per lo studio e per le pratiche di pietà e di religione"; lutile netto, dopo aver prelevato il compenso per le Suore-tipografe e le spese sostenute per le Aspiranti, va diviso in parti uguali tra Casa-Madre, Fondatore, ammortamento e doti delle Aspiranti. Questi i punti più nuovi e qualificanti dellaccordo, sottoscritto dal Vescovo, da mons. Menegazzi, visitatore apostolico delle Francescane e vescovo di Comacchio, dalla Superiora Generale, suor Carmela Francois, e da mons. Brusatin. Ma questultimo non si sente tranquillo: teme che a breve termine un altro istituto di credito (vedi Banca Popolare di Castelfranco) possa insediarsi a Vedelago e che qualche amministratore della Cassa pensi più opportuno farsi assorbire che affrontare la concorrenza. In questo caso addio Istituto religioso e Tipografia. Allora, con assoluta riservatezza, fa studiare a mons. Pilotto la questione, in vista di un possibile passaggio alla S. Liberale, che, in ogni caso, assicurerebbe la vita alle sue istituzioni Non se ne fa niente. Ma per non rendere difficile la vita alla Cassa Rurale, che proprio in quellanno ha immobilizzato altre 100.000 lire circa nellampliamento dellAsilo e della propria Sede e nella costruzione delloratorio maschile, monsignore si dichiara disposto "ad assumere personalmente anche tutta la somma..."Io vivo con una spina nel cuore anche perchè non ho avuto tempo di rivendicare immobile e mobili dellIstituto, affinche potesse vivere di vita propria". Lo confida in una lettera a don Mattara, che, molto cautamente, preferisce rimettere la questione nelle mani dei Superiori. Con essi, ed in particolare con il Cancelliere vescovile, monsignore cerca di mettere a punto un suo progetto di soluzione: costituire la cooperativa di lavoro, di fatto esistente nellIstituto, in Ente morale, che possa rilevare limmobile ed il macchinario. Le trattative vanno un po per le lunghe, anche perchè il parroco "non entusiasta" del progetto Allassemblea del 30 marzo 1922, mons. Brusatin, dopo aver presentato la più che soddisfacente situazione della Cassa, comincia a dar attuazione al suo disegno: alle Suore viene confermata la gestione dellIstituto "M.Sanson" a "tempo illimitato", mentre alla Cooperativa di lavoro "Ars etReligio" vanno "allibrati i mobili tipografici riservatisi da mons. Brusatin, dietro presentazione di effetto cambiario correlativo". Don Giuseppe Mattara non ci vede molto chiaro e lo stesso Vescovo, in visita pastorale, il 29 maggio, annota nei suoi appunti: "Urge sistemare la Cassa Rurale in rapporto alla Tipografia" Vedelago negli anni 20: Isiuto "M.Sanson" e villa Cappelletto I due sacerdoti, nei mesi successivi, confermano i loro diversi punti di vista: il parroco, nominato da poco Assistente ecclesiastico della Cassa, è più preoccupato per lIstituto di credito, che teme non riesca a districarsi da quella situazione; monsignore vorrebbe assicurare vita propria ad Asilo e Tipografia e nello stesso tempo garantire la Cassa. Solo il 4 ottobre si arriva alla costituzione della Cooperativa di lavoro "Ars et Religio": diciassette sono le socie operaie, cinque di esse compongono il Consiglio di Amministrazione presieduto dalla signorina Rizzante Erminia di Enrico, altre cinque suore formano il Collegio sindacale, mentre mons. Brusatin, don Emilio Fuvizzani (parroco di S. Marco di Resana) e don Giuseppe Mattara fungono da probiviri "La società ha per oggetto di esercitare un azione religiosa, morale e civile: Sembra così assicurato un minimo di autonomia alla società tipografica; ma monsignore avverte che gli sta ormai sfuggendo di mano il controllo della Cassa Rurale, più che mai orientata a giungere al "dissidio tra gli interessi suoi e quelli dellIstituto M. Sanson" Un po sconcertati dalla situazione, il 19 marzo 1923 si recano a Mirano, per conferire con lui, il presidente della Cassa, Guidolin, il consigliere Cappelletto ed il sindaco Nardi Donato: messi alle strette dalle argomentazioni dellex-parroco, lo pregano di entrare nellamministrazione della Cassa. Pochi giorni dopo, lAssemblea: ricordandosi dello "spirito religioso" che informa listituto e "venuti a conoscenza della costituzione dellA.E.R. ", i soci deliberano di cedere in uso gratuito lintero immobile o lintera proprietà al prezzo inventariato; questo anche in caso di cessione od assorbimento della Cassa. Inoltre mons. Brusatin chiede un voto di fiducia ed ottiene lelezione a consigliere con 66 voti su 66 votanti. A monsignore sembra di aver ripreso in mano la situazione: continua intensa lattività della Tipografia e la "sua" cooperativa "Ars etReligio" chiude il primo anno con un attivo di oltre 900 lire 16; la Cassa Rurale raddoppia gli utili e risulta "molto bene amministrata" ed ottimamente diretta da Giuseppe Rizzante, stando alle valutazioni dellIspettore della Federazione diocesana delle Casse Rurali; i rapporti con le Suore Francescane sono ottimi, come è confermato dal Consiglio generalizio del 12 dicembre 1923, che "riconosce i benefici senza numero elargiti da mons. Brusatin ", vero proprietario di gran parte dei beni mobili della Cooperativa Ma, nonostante sia in grado di controllare da vicino le varie istituzioni e quindi di garantirne i rapporti reciproci, si accorge sempre più di non poter operare senza laccordo e lassenso del Parroco. Del resto don Giuseppe Mattara non si trova nelle condizioni ideali per svolgere la sua attività pastorale, data linfluenza ancora profonda esercitata a Vedelago dal suo predecessore; e lo fa presente al prof. don Carlo Agostini, delegato del Vescovo a seguire la vicenda, rivendicando soprattutto la libertà di azione allinterno della Cassa Rurale, "intimamente legata a tanti interessi parrocchiali" Mons. Brusatin, da parte sua, invia un lungo e documentato memoriale a mons. Tonazzo, cancelliere vescovile, in cui tra laltro "declina il mandato di Direttore spirituale delle figliole dellIstituto M Sanson " Il Vescovo, dopo aver fatto studiare la "posizione", ritiene opportuno lasciare la questione economica "tale e quale", invita i "due ottimi parroci" a superare i malintesi e non accetta le dimissioni di monsignore. Nonostante la buona volontà dei sacerdoti, però, la questione risulta difficilmente componibile. Mons. Brusatin, stanco ed avvilito per il protrarsi di una simile situazione, insiste nelle sue dimissioni, che estende poi anche alla sua carica di consigliere della Cassa Anche queste ultime dimissioni vengono respinte perchè il Consiglio di Amministrazione ritiene lopera del monsignore "di massimo vantaggio per il buon andamento dellIstituzione" ma lAssemblea successiva non può che prendere atto della volontà del sacerdote e sostituirlo nella carica. In Cassa si fa ancora strada lipotesi di "cedere il portafoglio ad una banca, stante lintervento prossimo della Banca S. Liberale in Albaredo e forse poi in Vedelago, accompagnato anche dalla Popolare di Castelfranco". Il Consiglio decide di "trattare direttamente con la Banca S. Liberale in riguardo alla cessione della Cassa" ed incarica a farlo il segretario Giuseppe Rizzante. Ma a questo punto interviene don Mattara, che ha riacquistato la sua libertà di azione: "Il direttore della S. Liberale si rifiuta di trattare fino a tanto che il Parroco locale si mostra di parere contrario", comunica il Segretario al Consiglio E lo stile del nuovo Parroco: senza tanti clamori, senza tante formalità, punta diritto al sodo, allessenziale. Anche se forse non ha ancora chiaro un suo progetto per Vedelago, capisce subito che la Cassa Rurale è troppo importante per la comunità e che bisogna far quadrato attorno ad essa. Si può daltra parte comprendere anche lo stato di smarrimento e di insicurezza degli amministratori, ormai definitivamente privati di colui che era ancora lanima e la guida dellistituzione. Per monsignor Brusatin la situazione si fa sempre più difficile: ormai la questione si sta trascinando da anni e gli equilibri sui quali si regge diventano molto precari. Monsignore si sente "confuso, avvilito, umiliato" : il Vescovo lo capisce e gli dimostra ancora la sua intatta fiducia, proponendolo Canonico della Cattedrale Ma non può impedire un brusco precipitare degli eventi. Infatti si ammala gravemente la Superiora Generale delle Suore Francescane, suor Joseph di Gesù, che, come Superiora di Vedelago, aveva seguito ed approvato le iniziative di mons. Brusatin, relative allIstituto religioso ed alla Tipografia. La nuova Madre Generale, suor Teofila Jellici, vuol giungere "finalmente ad una chiara divisione e conoscenza della proprietà" Monsignore, proprio in quel periodo, sta preparando unaltra sede dellA.E.R. in Treviso città, borgo Cavour, via delle Mura 43-44-45, in alcuni stabili acquistati da Suor Antonina Monterumici (beneficiaria di una cospicua eredità) e destinati a diventare la futura sede della Casa Provinciale dItalia. Anzi ha già comperato un impianto zincografico e materiali di tipografia per quasi 50.000 lire Ma la nuova situazione e le divergenze con la Superiora hanno leffetto di rallentare il lavoro in Tipografia, gli ordini cominciano ad essere inevasi, arrivano disdette, si accumulano i prodotti in magazzino, soprattutto moltissime copie del suo Catechismo. Per mons. Brusatin il tutto si traduce in notevoli difficoltà economiche, tanto da vedersi costretto a chiedere allA.E.R. il recupero dei materiali, dei crediti e dei capitali che gli appartengono. La vertenza si trascina penosamente, finchè il Vescovo propone un arbitrato tra le parti, affidato ai padri Ruggero Bianchi e Carmine Gioia, a don Giuseppe Miniger ed a mons. Eugenio Bacchion. Il lodo del 6 maggio 1926 riconosce a mons. Brusatin alcuni crediti e la proprietà di certi beni mobili, ma non il diritto di rivalsa sulla Tipografia. Per lex-parroco di Vedelago è lultimo brutto colpo, il crollo definitivo di ogni speranza e di ogni progetto. |